01/11/2018 Ilaria Bonaccorsi

Coraggio e non paura. Facciamo massa critica

Ci sono giovedì più difficili. In cui vorrei chiudermi qualche ora ad ascoltare cose mai udite, per uscire “risanata” da un pensiero forte che si fa strada in testa e mette tutto in moto. Ma così non è, la giornata è uggiosa e la lettura di tutti i giornali mi lascia da un po’ addosso la sensazione di mille piccole passate intuizioni che emergono ma rimangono frammentate lì, in mezzo al caos più totale. Mi spiego, sono in un momento in cui tutta una serie di cose che ho sostenuto e scritto, per cui ho investito per una vita e una vita, emergono, come se arrivassero finalmente alla coscienza di molti. Almeno molti di più di quelli a cui credo di aver cercato di parlare in passato, e penso alla ribellione legata a Riace e al suo sindaco nel nome di un’idea di umanità e uguaglianza diversa, che esule se ne va contagiando comuni e persone per tutta Europa; a Mediterranea che anche lei se ne va in giro a salvare vite, quelle di chi ci sta sopra e l’ha voluta (finalmente usciti da parole e salotti), e quelle di chi ci sta sotto, nel mare, a cercare una terra nuova. Corpi che finalmente si spostano. E lo fanno insieme. Penso persino Maurizio Landini che accetta la candidatura a segretario nazionale della Cgil e che non ha mai accettato la candidatura a una delle mille farlocche proposte “a sinistra”:  “la Cgil è collettiva o non è”, ha dichiarato ieri. E oggi penso all’intervista su Rep di Michela Murgia che, senza manierismi insostenibili, insieme a Helena Janeczek racconta della volontà insieme a molti scrittori di voler fare “massa” critica per “dare coraggio anziché mettere paura”, chiarisce tra le molte cose una volta per tutte che “tra ruspa e rottamazione non c’è differenza” e che “l’alternativa alla destra non può essere una destra light”. Quante volte lo abbiamo scritto e prima ancora pensato sulla carta, per strada, nelle televisioni? Ridicoli quasi, a urlare di asilanti e di uguaglianza  in tempi solitari in cui le sirene addormentavano tutti. Indimenticabile il Cerasa di turno che diceva “la sinistra per vincere deve fare la destra”. E noi a disegnare Renzi narciso che vedeva l’immagine riflessa di se stesso Berlusconi. Eccoci qui. La reazione alla menzogna c’è stata, ed è stata nera. Perché il rosso non c’era più.

Oggi tutto torna invece, mi sembra che la reazione ci sia, sparpagliata, apparentemente fragile, ma la trovo in mille rivoli, mille pensieri che riemergono, vite che li rappresentano. La trovo persino in quei cinque-sei senatori grillini che non ci stanno, che minacciano “rivolta” di fronte a tanto tradimento umano e politico. Parole, scritti, importanti. Importanti perché se una delle  conclusioni, per esempio, è che i verdi in Baviera vincono perché hanno declinato l’idea di “bene comune” (argomenta la Janeczek) dall’ambiente alla scuola, di un bene per tutti, vuol dire che quei tutti si sono riconosciuti, hanno visto quel “bene”. Hanno sentito di esistere e di vedere riconosciuta la loro esistenza, degna destinataria di un “bene comune” che io chiamerei – anacronisticamente – collettivo, che racconta di un altro senso. E di un’altra storia.

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