22/11/2018 Ilaria Bonaccorsi

Macchè ribelli. Come sonnambuli che vanno a sbattere.

Da giorni guardiamo il balletto sgangherato tra Commissione europea e governo giallo verde. Impossibile per me prendere la parte che avrei voluto, quella del paese che si ribella a logiche di austerity disumane nel nome di una economia e dunque di una società migliore. Mai avuto dubbi ai tempi della Grecia. Mai gioito tanto come all’indomani della vittoria di Tsipras al referendum contro le manovre di infrazione che la Ue voleva imporre al suo popolo. Ribellione bellissima e coraggiosa mi era sembrata la loro, piena di una diversa identità che aveva l’esigenza di immaginare un’altra società possibile. Mai sofferto tanto dopo quello che ho vissuto come un voltafaccia di Tsipras quando decise di sottoporre il suo paese al piano lacrime e sangue impostogli dalla Ue nonostante il suo popolo si fosse detto contrario. La mia parte era chiara e difendibile. Chi aveva vinto era costretto ancora una volta a perdere.

«Il rischio è che il paese cammini come un sonnambulo in corsa verso l’instabilità» . Ha usato questa parola Valdis Dombrovskis. Il numero due di Juncker non fa nomi, ma teme che l’Italia sia portata “deliberatamente” a sbattere. La seconda manovra giallo verde non viene ritenuta in grado di “ridurre” il maxi debito italiano dal 131% del Pil. Cosa comporta questa bocciatura? Lo sappiamo tutti, che arrivi l’Europa cattiva a “sorvegliarci”, che arrivino procedure di infrazione, che ci vengano imposte manovre correttive che, a spanne, consisterebbero in sforbiciate annue di circa 63 miliardi.

Si dice che i sonnambuli non vadano svegliati ma riaccompagnati a letto. Si dice anche che il sonnambulismo avvenga in fase non rem, cioè in una fase in cui non si sogna. Si dice che sia uno stato di incoscienza in cui poi il soggetto, una volta svegliato, non ricorda.

Siamo un paese sonnambulo? Forse. Abbiamo un disturbo del sonno? Non sogniamo più? Dobbiamo tornare a letto? Provo a riflettere sul termine usato da Dombrovskis.

Per ribellarsi, senza suicidarsi, mi hanno detto per anni, occorre l’identità. Ribellarsi senza avere dentro solida l’identità per farlo porta al fallimento. Provoca danni a se stessi e agli altri anche.

Se penso a questo governo, tutto mi viene in mente meno che l’identità di immaginare un mondo migliore. Non lo ribadisco, non mi ripeto. Denuncio solo la mia impossibilità a prendere le parti di una manovra che “in apparenza” vuole ribellarsi ad una Europa ingiusta ma che non ha l’identità per farlo. Sono allora dalla parte della Ue e delle sue politiche di austerity? No. La tragedia è che non ho una parte che mi rappresenti e che io possa contribuire a rappresentare.

Ancora una volta cerco di capire e di non cascare nel trucchetto, cosa c’è che non va in questa manovra economica? Al di là dei toni sprezzanti di Salvini («La lettera? Aspetto anche quella di Babbo Natale») che basterebbero, leggo da un po’ di tempo Roberta Carlini: «Ma dentro quei numeri bisogna entrare, senza temere di perdersi. Tutto ruota attorno alla crescita economica. I giudizi di Ue e governo italiano divergono non solo su quello che succederà, ossia sull’impatto potenziale della manovra, ma anche, e prima, su quel che già sta succedendo.

E su questo, anche l’Istat ha detto cose non opinabili: che nel terzo trimestre dell’anno, per la prima volta del 2014, siamo a crescita zero. Che a settembre sono scese le vendite al dettaglio, si è ridotta l’occupazione ed è salita la disoccupazione. E che l’indice di fiducia delle imprese è in discesa.

Ma le cose cambieranno, assicura il governo, poiché l’anno prossimo agirà la “manovra del popolo”. Secondo la Commissione, il reddito di cittadinanza e la quota 100 sulle pensioni non avranno un impatto molto forte sul Pil: di qui la stima di crescita all’1,2%, che fa saltare la previsione del governo sul rapporto deficit/Pil e porta il Paese dritto nella procedura d’infrazione. Ma prima ancora che tale minaccia diventi realtà, tutto ciò ha già spinto in alto i tassi – ieri quelli sui Btp sono saliti al 3,7% – facendo lievitare la spesa per interessi, che piano piano si sta mangiando buoni pezzi della manovra. Le tensioni si sono già trasmesse al mercato del credito, soprattutto per la volontà delle banche di mantenersi in equilibrio patrimoniale, e dunque imprese e famiglie sono già alle prese con un denaro più caro. Al di là e contro le intenzioni del governo, la manovra rischia di avere un effetto recessivo, invece che espansivo: anzi – è questa la novità degli ultimi giorni – lo ha già avuto, prima ancora di nascere. Ne sono prova anche i malumori crescenti che dal mondo delle imprese salgono verso il governo, man mano che scende il gelo sull’economia e si solleva il

velo sulla manovra: mostrando per esempio un nuovo regime fiscale che, se incentiva vere e finte partite Iva, peggiora i conti per le società e le imprese medie e grandi. Elettoralmente, può essere un calcolo lucido; ma quanto lungimirante?», lo scriveva qualche giorno fa su Il tirreno e mi ha fatto pensare non so perché all’Italia e al sonnambulismo di ieri. Salvini e Di Maio non agiscono in uno stato di incoscienza, né di inconsapevolezza. Agiscono deliberatamente, seguendo calcoli lucidi, come scrive la Carlini. Il problema grave però non è il calcolo elettorale (anche) è che i loro calcoli sono sbagliati. E una ribellione costruita su calcoli sbagliati è destinata a sbattere miseramente.

Mentre noi? Dovremmo interrogarci su cosa vuol dire “tornare a letto”? Tornare a sognare?

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