26/10/2019 Daniele Coltrinari

La protesta cilena a Roma. Le voci da Piazza del Popolo

«Siamo qui a manifestare per il popolo cileno che vive in uno Stato dove vige ancora una Costituzione approvata durante gli anni della dittatura, in Cile c’è un una situazione lavorativa precaria e mal pagata in generale e dei costi degli studi altissimi. Io sono una studentessa di architettura e ho deciso di studiare in Italia, nel mio Paese il mio corso di laurea dura 6 anni e costa mediamente intorno ai 4mila euro annui, gli studenti sono costretti a indebitarsi ancora prima di laurearsi». Catarina è una delle tante cilene che ha partecipato a Roma alla manifestazione di sabato 26 ottobre in solidarietà con quanto sta succedendo nel Paese latinoamericano.

«Ho provato a convocare più persone possibili, ci sono cileni che sono qui da 30 anni o arrivati in Italia durante la dittatura di Pinochet. Protestiamo contro la repressione dell’attuale presidente. Ieri a Santiago c’erano circa un milione di persone e in tutto il paese sono scese in piazza 4 milioni di cittadini, è stata la più grande manifestazione della storia del Cile». Diva Serra, vive a Roma dove segue un dottorato in Diritto penale, ed è una delle organizzatrici della manifestazione chi è svolta nella mattinata di sabato 26 ottobre a Piazza del Popolo.

Il giorno prima della protesta, venerdì 25 ottobre, a Santiago del Cile, capitale del Paese, come già detto da Diva Serra, quasi due milioni di persone avevano protestato contro il governo. Per chiedere le dimissioni del presidente, il conservatore Sebastián Piñera e la fine dello stato stato di emergenza e del coprifuoco emanato dallo stesso presidente e che ha affidato ai militari la gestione dell’ordine pubblico, non succedeva dai tempi della dittatura, la gente è stata così obbligata a restare in casa e non potendo uscire dalle 9 di sera alle 7 del mattino. Si è cercato di fermare le proteste, senza successo, nel frattempo ci sono stati già diversi morti e più di mille feriti e purtroppo i numeri sono in continuo aumento, mentre gli arresti non si contano più ormai, oltre le 2mila persone.

Le proteste in Cile sono iniziate il 18 ottobre, dopo l’approvazione di una legge che aumentava il prezzo del biglietto della metropolitana a Santiago, città cilena dove il costo della vita è molto alto rispetto allo stipendio medio di un lavoratore.

Il Cile è uno dei Paesi più ricchi dell’America Latina, ma allo stesso tempo anche uno dei paesi con le maggiori diseguaglianze sociali tra i 36 membri dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Piñera ha già annunciato la sospensione della legge sull’aumento del biglietto della metro e che lavorerà insieme al governo per avviare alcune riforme tra cui l’aumento della pensione minima e del salario minimo, ma i cileni non gli credono.

«Non possiamo prevedere cosa succederà nelle prossime settimane, le persone sono stufe e non credono più ai partiti politici tradizionali. Le proteste potrebbero andare avanti ancora per diverso tempo», chiosa Diva Serra a fine manifestazione.

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