11/03/2018 Daniele Coltrinari

Passione ciclismo: il doping, le giovani promesse, la famiglia del ciclocross. Parla il giornalista Carlo Gugliotta

È nato e vive a Roma, da 8 anni conduce la trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro (è possibile ascoltarla ogni martedì in diretta streaming sui bikelive.it e InBici.net). Oltre a essere addetto stampa per la squadra ciclistica GM Europa Ovini Vini Fantini, è anche autore di “Pedalare nel fango, il ciclocross raccontato dai suoi protagonisti”,(Alba Edizioni), un libro che va dalla preparazione alla prova del percorso, dallo staff tecnico e meccanico fino ad arrivare alle trasferte della nazionale. Ciclismo Latino ha incontrato Carlo Gugliotta, giornalista sportivo conosciuto nell’ambiente delle due ruote a pedali, per fare un punto su questo mondo, le sue potenzialità e le contraddizioni.

Gugliotta con Vincenzo Nibali al Giro d’Italia di qualche anno fa

Gugliotta, partiamo da un tema sul quale non bisogna abbassare mai la guardia. Doping: qual è la situazione nel mondo del ciclismo?

Sono dell’idea che grazie al passaporto biologico e agli altri strumenti a disposizione, oggi il fenomeno del doping sia in diminuzione rispetto agli anni passati. So che questa risposta può sembrare strana in questi giorni nei quali si parla dei casi di Froome e Wiggins (un commissione parlamentare britannica ha accusato Bradley Wiggins e alla sua squadra dell’epoca, Team Sky, di cui fa parte anche Chris Froome, di aver aggirato le regole antidoping durante il Tour de France vinto nel 2012, ndr), però mi sembra di vedere i corridori e le squadre molto più attenti rispetto al passato.

Oltre alle grandi manifestazioni, come il Giro d’Italia o il Tour de France, quali sono le gare da seguire quest’anno?

Sicuramente la Tirreno-Adriatico, (termina oggi, domenica 11 marzo, ndr), è una delle gare con un parterre di partecipanti che forse fa invidia anche al Giro e al Tour. E poi tutte le classiche, quest’anno credo che ci divertiremo molto perché sul pavè possiamo provare a dire la nostra con Gianni Moscon, mentre sulle côtes  (brevi strappi collinari, ndr) dell’Amstel e della Liegi potremmo esprimerci bene con Ulissi e Nibali.

E le possibili sorprese? Nuovi talenti che potrebbero far parlare di loro e affermarsi in questa stagione?

Tiesj Benoot è un corridore che noi scopriamo soprattutto grazie alla vittoria ottenuta alla Strade Bianche, ma è un ragazzo che sta andando forte da qualche tempo e in Belgio è già sotto l’attenzione mediatica. Credo che possa essere una delle grandi sorprese del 2018, così come – per restare sempre in tema Strade Bianche – il campione del mondo di ciclocross Wout Van Aert, che a mio modo di vedere farà una grande Parigi Roubaix. E poi, per quanto riguarda i corridori italiani, sono curioso di capire se i tanti giovani che militano nelle nostre squadre Professional continental (la seconda divisione del ciclismo mondiale dopo il World Tour, ndr), riusciranno a fare il salto di qualità. Vedo molto bene Matteo Malucelli, che con l’Androni-Sidermec ha già vinto, così come Marco Canola e Nicola Bagioli della Nippo Fantini Europa Ovini. Attendo anche la definitiva maturazione di Jakub Mareczko, nato in Polonia ma di nazionalità italiana, della Wilier Selle Italia.

Sei addetto stampa per la GM Europa Ovini, ora divenuta una squadra Under 23 ad essa collegata, il GM Europa Ovini Vini Fantini, obiettivi e ambizioni?

La vecchia squadra Continental GM Europa Ovini non esiste più, in quanto l’azienda Europa Ovini ha deciso di creare un grande progetto abruzzese insieme a Vini Fantini. Di conseguenza Europa Ovini è diventato terzo sponsor della Nippo Fantini ed è nata la squadra Under 23, appunto, ad essa collegata, il GM Europa Ovini Vini Fantini. Personalmente, visto che ormai da tanti anni frequento l’Abruzzo, sono molto felice che i presidenti Gabriele Marchesani e Valentino Sciotti abbiano deciso di dare grande lustro alla loro regione, in quanto è una terra dove c’è tanta passione per il ciclismo. Nel Centro-sud ci sono tanti giovani corridori interessanti e questa nuova realtà può essere per loro una spinta importante per provare a fare bene fin da quando sono dilettanti.

Hai scritto un libro sul ciclocross, “Pedalare nel fango” e conduci “Ultimo Chilometro”, una trasmissione radiofonica. Ci racconti queste due tue passioni?

In primis mi permetto di ringraziare il ct della nazionale italiana Fausto Scotti e il suo collaboratore Luigi Bielli: è grazie a loro che sono riuscito a capire bene il ciclocross e a entrare all’interno di questa piccola grande famiglia, fino a scrivere il libro “Pedalare nel fango”. Come ho scritto proprio nel volume, spesso si dice che il ciclismo è una grande famiglia, in realtà io credo che soprattutto il ciclocross sia una grande famiglia, e quando vi entri dentro non vuoi più uscirne. Il ciclocross è una delle discipline più spettacolari che esistano, e se ci fate caso una gara dura al massimo un’ora, quindi meno di una partita di calcio, ed è possibile gustarsi dei gesti atletici bellissimi. Non è facile seguire il ciclocross: fa freddo, bisogna stare a contatto con il fango e a volte anche con le intemperie, però ripeto, è una famiglia dalla quale è difficile uscire.

Ultimo Chilometro, invece, è un programma nato nel 2010 un po’ come una scommessa: il nostro direttore, il giornalista Rai Ezio Luzzi (con il figlio Paolo è direttore-editore dell’emittente radiofonica locale romana Elle Radio, ndr) ci ha spinti a fare dei programmi che riguardassero altri sport, programmi che abbiamo poi continuato quando ci siamo tutti trasferiti su Radio Manà Manà Sport e negli anni seguenti, quando sono tornato dal mio direttore Luzzi, che per me è stato un grande maestro. Raccontare il ciclismo alla radio è stata una scommessa, ma a distanza di tanti anni posso dire che l’ho vinta. Ultimo Chilometro è ascoltato in tutta Italia e anche da alcuni italiani che vivono all’estero. Una delle mie più grandi soddisfazioni è arrivata quando ho saputo che in Olanda, patria del ciclismo insieme al Belgio, non c’è un programma come il mio, che racconta il ciclismo per un’ora a settimana. Ho però scoperto che in Sud America ne esiste uno, magari un giorno potremo fare un gemellaggio! A parte tutto, io penso che la radio sia uno strumento meraviglioso: è difficile trovare un altro mezzo di comunicazione che permette agli ascoltatori di poter fare domande agli intervistati.

11 marzo 2018

 

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