08/08/2019 Tiziana Barillà

‘Chi non fa non sbaglia’ non funziona più. Opponiamoci alle destre

A furia di fare di tutta l’erba un fascio, il fascio è arrivato per davvero. Se vi sembro esagerata chiedete a chi è bloccato in mare perché l’Italia ha chiuso i porti, a chi ogni giorno viene sgomberato dalle ruspe perché “la sicurezza, la disciplina”, a chi viene insultato e minacciato perché esprime dissenso o perché fa parte della categoria del nemico di turno. Chiedete. 

Oltre quel generatore automatico di fake news al Viminale, oltre la macchina dell’odio al governo e il trionfo dell’incapacità al potere. In questi ultimi 13 mesi abbiamo assistito allo scempio, formale e sostanziale, esercitato da sole due forze politiche – una reazionaria e autoritaria, l’altra come carta velina. Le due sono riuscite a occupare l’intero (o quasi) panorama pubblico del Paese. Farsi la finta guerra per poi fare la finta pace, giocare alla maggioranza e all’opposizione mentre governavano insieme (e per di più a parti invertite). Su tutto abbiamo visto i carnefici puntare il dito contro le vittime accusandole dei loro stessi crimini. Il vecchio apparato di potere riciclarsi con nuovi ( e manco sempre nuovi) nomi. 

Dentro o fuori il sistema. Ognuno a modo suo. Chi vuole costruire un’alternativa – antagonista al sistema e autonoma – può e deve farlo. Nessuno più di me spera e partecipa affinché ciò accada, e lo fa ogni santo giorno fuori dal sistema. Costruire e partecipare, partecipare e costruire. Nei nostri territori innanzitutto, nelle nostre vite. Perché limitarsi a giudicare i territori e le azioni altrui non farà che incancrenire l’immobilismo di cui siamo prigionieri.

Ma chi parteciperà alle elezioni dovrà farlo senza alibi, teatrini e gare puriste. Il teatrino non basta più. I popcorn sono finiti e il gioco delle tre carte è rimasto senza tavolo. Adesso i progressisti e i democratici del Paese dovrebbero essere pronti per opporsi alle forze reazionarie e autoritarie che puntano a una nuova maggioranza. Non vi si chiede la rivoluzione ma quantomeno di arginare la scalata dei neofascisti nelle istituzioni. 

Insomma chiamarsi fuori, in nome di quel buon vecchio “chi non fa non sbaglia” non funziona più, ammesso che abbia mai funzionato. L’alternativa è come la rivoluzione: non si dice, si fa; non ci si arriva per negazione o sottrazione, ma con azioni che si moltiplicano.

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