16/05/2018 Daniele Nalbone

«Collegatevi, ho qualcosa da dirvi». Così Casaleggio conquista tutti (i nostri clic)

«Dietro Gianroberto Casaleggio c’è solo Gianroberto Casaleggio. Un comune cittadino che con il suo lavoro e i suoi (pochi) mezzi cerca, senza alcun contributo pubblico o privato, forse illudendosi, talvolta anche sbagliando, di migliorare la società in cui vive». Partiamo da qui, dal manifesto politico – perché di questo si tratta – del grande manovratore. Il Movimento 5 stelle è una sua creatura. Beppe Grillo il volto noto al grande pubblico incontrato lungo la strada e semplicemente perfetto per veicolare il messaggio di quel miglioramento della società. Frasi trasformate in aforismi da web, in mantra da ripetere a memoria. Questo accade quando un’operazione mediatica (e politica) riesce alla perfezione. Il problema, però, è quando di questa operazione si diventa schiavi. O se questa operazione diventa di moda, un mood, simile a uno slogan pubblicitario.

Che i social abbiano cambiato il modo di fare comunicazione è palese. Intere redazioni online passano più tempo a trovare il modo più accattivante di condividere un link su Facebook che non a fare giornalismo. I social media manager che dettano la linea editoriale di un giornale sono ormai la normalità. Senza considerare quanti giornalisti rivestano ormai il doppio ruolo di web editor e social media manager. Pensano ai loro articoli in funzione di Facebook, scrivono usando hastagh mentali che guidano il pensiero, dividono in capitoletti i propri articoli perché questo “aiuta l’indicizzazione” (Niente di più sbagliato, ma ormai tant’è).

Che i social abbiano cambiato il modo di fare politica, è altrettanto palese. Tutti i politici, tutti, sono più attenti a scegliere il giusto social media manager e, intorno a lui, costruire il proprio staff. Anche qui, niente di strano. Il fenomeno che dovremmo iniziare a indagare, però, è quello che si sta sviluppando cambiando “monte” e “valle”. Se fino a qualche anno fa un politico sceglieva il suo staff, ora è lo staff a scegliere il politico. Sembra un’assurdità, ma questo è ciò che ha fatto la Casaleggio & associati con i due leader del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Il problema, però, è che se con il primo le cose continuano ad andare a gonfie vele, il secondo sta assumendo le sembianze di un giocattolo sfuggito di mano.

Politico o giornalista? Questa la domanda che ci dovremo fare nei prossimi mesi quando parleremo di Alessandro Di Battista. Questa l’operazione che Il Fatto Quotidiano, sfruttando l’impatto mediatico del grillino più amato dai grillini, sta portando avanti. Fino a qui tutto bene. O meglio, niente di strano (o di male). Il problema, però, è che l’Alessandro Di Battista giornalista rischia di far saltare i piani “social” della Casaleggio & associati.

Ogni intervento social di Di Battista, infatti, rischia di apparire a volte la copia, a volte il continuo, a volte l’altra faccia degli interventi social di Di Maio. Faremo qui alcuni esempi che ci aiuteranno a capire – e a tastare concretamente – come il modo di fare comunicazione social dell’attuale capo politico del Movimento 5 stelle sia spaventosamente uguale a quello dell’ormai giornalista/reporter/scrittore/pensatore/uomo-immagine del Fatto Quotidiano.

«Collegatevi, ho qualcosa da dirvi» il commento su Facebook scritto dal social media manager di Luigi Di Maio al momento di mandare online la diretta del capo politico del Movimento 5 stelle dopo l’ennesimo incontro con Matteo Salvini.

«Ho qualcosa da dire» il commento scritto da Alessandro Di Battista o dal suo social media manager (ovviamente crediamo ne abbia uno, o più di uno) sulla propria pagina Facebook. Il problema è che mentre Di Maio voleva comunicare agli italiani, irrompendo sugli smartphone di ognuno di noi, lo stato di avanzamento delle trattative con Matteo Salvini per il contratto del governo del cambiamento, Di Battista puntava con questo commento a convincere gli (stessi?) italiani a collegarsi su Nove per la puntata della trasmissione del Fatto Quotidiano in cui sarà invitato come illustre ospite/analista/opinionista/uomo-immagine. Due messaggi diversi, di due personalità teoricamente diverse, che ricoprono oggi due ruoli diversi, veicolati nello stesso identico modo.

Un caso? Non proprio. Basta vedere come il modo scelto dai social media manager di Luigi Di Maio per convincerli a cliccare sulla diretta Facebook del capo politico del Movimento 5 stelle sia praticamente sempre lo stesso. Con piccole variazioni sul tema.

«Vi racconto come sta andando, collegatevi»

E Di Battista? Anche lui, o anche il suo social media manager, decisamente poca fantasia. Oppure strenuo rispetto degli ordini di scuderia di chi cura la sua comunicazione. Eppure in questo caso il messaggio che si vorrebbe veicolare è l’annuncio della prossima partenza dell’ormai giornalista del Fatto Quotidiano verso l’America, nelle vesti di reporter/scrittore, con tanto di famiglia al seguito, in quello che abbiamo definito il “piano B” da attivare in caso di naufragio della nave guidata da Luigi Di Maio verso lidi leghisti.

«Ho qualcosa da dirvi»

Eppure le guide alla base di ogni strategia social sono semplici. Bisogna essere variegati, mutevoli, veloci, dinamici. Peculiarità tipiche non solo del mondo web ma ormai del contesto in cui viviamo. Nonstante ciò, gli “innovatori” che si celano dietro la Casaleggio & associati stanno puntando tutto sull’appiattimento mediatico, sull’abitudine da parte degli utenti/elettori/lettori a un modo di parlare, di discutere, di farsi coinvolgere o semplicemente di informarsi, banale, monotono e monocorde. Magari da ripetere all’infinito e in qualsiasi situazione. Che sia in politica o tramite i canali di diffusione messi a disposizione dal Fatto Quotidiano, ormai appiattito sul mondo e sul modo di fare grillino. Diventato ormai un vero e proprio brand.

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