12/08/2019 Tiziana Barillà

Botte e propaganda. Eppure Salvini non è invincibile.

Cariche di alleggerimento a Soverato, tafferugli a Catania, rimozione degli striscioni un po’ dappertutto. Dato l’avvio alla crisi di governo, il ministro dell’Interno intensifica la sua personalissima campagna elettorale e, per farlo, usa e abusa dell’intero apparato dello Stato. Il ministro ancora in carica – in camicia bianca o maglie “I love qualcosa” – esaspera i toni tra un insulto e una baciatina al santo di turno. E, sparandole sempre più grosse – vedi: castrazione chimica, lavori forzati, pieni poteri, governo di dieci anni – parte per il suo beach tour.

Di “beach tour” di Matteo Salvini ce ne sono stati almeno tre:

Uno è quello propagandistico che il ministro dell’Interno ha raccontato attraverso i suoi canali social: una realtà parallela, capace di ringraziare la città che lo stava contestando proprio sotto la finestra dietro cui era rinchiuso (vedi Catania). Lo staff di Salvini – che continua a essere stipendiato dal ministero dell’Interno – ha twittato e postato ininterrottamente foto del Capitano sul palco di spalle con davanti la folla. Peccato che, subito dietro le prime file, la folla fosse lì per contestarlo apertamente e senza mezzi termini (vedi Soverato).

Un altro “beach tour” è andato in onda su buona parte dei media mainstream (in particolare quelli televisivi) che hanno ignorato finché hanno potuto le proteste di piazza. Quando non hanno potuto più ignorarlo, in qualche caso, sono persino riusciti a definire «gruppetti» le centinaia di contestatori.

Infine il “beach tour” reale. Quello che molti di noi hanno potuto seguire e conoscere grazie all’informazione indipendente e a quella dal basso (passatemi l’espressione, per definire le dirette e i post di chi era presente in quelle ore in quelle piazze). Solo chi di noi ha avuto accesso a questa informazione ha potuto vedere i “comitati d’accoglienza” che il Sud ha riservato al leghista novello nazionalista. E le botte delle schiere di agenti sui contestatori per impedire che irrompessero nello schermo della propaganda.

Da Palinuro a Soverato, da Taormina a Catania e Siracusa. È forte la tentazione di definire le proteste di questi giorni come un moto di orgoglio meridionale. Affascinante e liberatorio, senza dubbio. Ma il campanilismo nuoce alla salute almeno quanto il nazionalismo, non ci appartiene. E le proteste contro il ministro dell’odio e della propaganda non sono certo le prime, già in numerose occasioni – tanto al nord, quando al sud e al centro – le contestazioni sono state oscurate o criminalizzate dal “sistema mediatico”. Quello che accade in queste ore è molto, molto di più. Un rifiuto quasi epidermico, il limite della sopportazione.

Quello che sconcerta, invece, è scoprire una sinistra politica e istituzionale che – ancora una volta – resta indietro rispetto all’opposizione sociale. Salvini non è invincibile, e questo le piazze lo hanno sempre saputo.

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