06/12/2018 Ilaria Bonaccorsi

Bene ma non benissimo: tre buoni motivi per brindare cinque minuti

Secondo me alcune cose buone ci sono, dai… nel mezzo del deperimento mentale più incredibile che ci sia mai capitato di vedere, alcuni segnali cominciano a palesarsi.

È chiaro, per esempio, chi non ci sarà alla manifestazione di Salvini a Roma. Li ha sbattuti brutti su enormi manifesti ed ha reso evidente, a modo suo, che alcune persone non ci saranno. Bello. È una nota di merito, fossi il protagonista di uno di quei manifesti, avrei mandato un sentito messaggio di ringraziamento.

Guardandoli mi è venuta in mente la storia de Il ragazzo più felice del mondo, il film di Gipi nel quale si racconta di un giovane che per tutta la vita aveva mandato una lettera anonima ai più grandi autori di fumetto chiedendo in dono un disegno originale, perché questo lo avrebbe reso “il ragazzo più felice del mondo”. Quando si è scoperto che la lettera era sempre quella, ed era scritta in modo seriale (ma personalizzata sul destinatario) la reazione non è stata l’indignazione per quella che evidentemente era una frode, ma la delusione di alcuni autori per non aver mai ricevuta quella lettera… ecco, prendiamola così: protagonisti dei manifesti di Salvini, vi è stato fatto un regalo d’identità. Lo scorno sarà per chi non è stato considerato. Valanghe di politici, fieri (?) oppositori di Salvini non hanno ricevuto quel dono. Sic!

Seconda buona notizia e pure terza. Minniti si ritira dalla corsa alle primarie PD. Personalmente per me quella candidatura era la constatazione di morte certa. La candidatura forte, con Renzi alle spalle, dell’ex ministro degli Interni del governo Renzi, era la morte indiscussa di qualunque residuo di pensiero (persino disperato) si potesse fare sul PD. Il suo ritiro è motivo di grande grandissimo sollievo. Il motivo del motivo del suo ritiro lo è ancora di più. Minniti si ritira perché Renzi e la sua ciurma non gli garantiscono la permanenza nel PD. Ma voi capite? Due piccioni con una fava. Scampato segretario di uno dei partiti a cui ahimé è ancorato il sistema democratico di questo paese, l’iniziatore di tutto: delle ong criminali, del blocco degli sbarchi, del decreto decoro e sicurezza, dell’attacco a modelli come Riace… il grande padre delle politiche becere di oggi, il grande inseminatore folle, quello che “la parola sicurezza  non la possiamo lasciare alla destra, perché è una parola di sinistra”, rischiava di diventare il segretario di un partito già defunto ma ancora protagonista della nostra democrazia. E dulcis in fundo, Renzi va e si porta via la truppa dei suoi scherani. Almeno così si vocifera. Una specie di miracolo (a cui sono portata a non credere!). Non se ne va solo lui, se li porta tutti via. Vi rendete conto che fortuna sarebbe? Oggi secondo me, tra un casino e l’altro, c’è da lasciarsi dieci minuti liberi per brindare. Solo dieci, anche meno. Un breve momento di grande sollievo. Io fossi uno del PD mi sentirei quasi sollevato dalla notizia, magari qualche neurone sano – tolta l’oppressione – ricomincia a girare. Può accadere.

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