30/01/2019 Peppe Marra - Usb Reggio Calabria

Dalla baraccopoli di San Ferdinando al ‘modello Riace’. Nasce il “Comitato per il riutilizzo delle case vuote” della Piana di Gioia Tauro

Dal 2010, anno dei tristemente famosi fatti di Rosarno, da quando l’allora ministro dell’Interno Maroni varò il ‘modello del campo’, associazioni e movimenti si pongono un interrogativo: perché inseguire questo modello ghettizzante, oltre che costoso, se esiste un grande patrimonio immobiliare vuoto nel nostro territorio?

L’associazione AfriCalabria – un’esperienza multietnica da cui nacquero poi SOS Rosarno e la cooperativa Mani e Terra – ha per prima proposto un progetto di riutilizzo e recupero delle case abbandonate. Più avanti, nel 2016, Medu (Medici per i diritti umani) si impegnò a far sì che il protocollo operativo voluto dalla Prefettura reggina, quello che portò alla realizzazione dell’attuale tendopoli istituzionale, avesse l’inserimento abitativo diffuso come finalità principale. Un obiettivo rimasto lettera morta.

In questi anni, la presenza di un gran numero di case vuote era sostenuta dalla conoscenza del territorio, ma non supportata da dati ufficiali. I numeri sono arrivati grazie alle ricerche della Società dei territorialisti che, analizzando i dati dell’ultimo censimento, ha fornito valori più indicativi. Numeri da far accapponare la pelle: 35mila case vuote nella Piana di Gioia Tauro, 15mila solamente nei Comuni pianigiani della fascia tirrenica. Se solo un decimo di queste case fosse abitabile e disponibile, ci sarebbe una risposta immediata al disagio abitativo dell’intero territorio, senza nessun “prima” e senza nessun “dopo”.

Il riutilizzo delle case vuote non è una risposta al solo disagio abitativo dei braccianti stranieri ma un’opportunità per tutto il territorio. Qualche anno fa a Gambarie, nel cuore dell’Aspromonte, venne istituito un Cas: oltre cento migranti vennero trasferiti in questa piccola frazione montana che conta appena una cinquantina di residenti. Preoccupato per il nascere di malumori e proteste, qualche giorno dopo quel trasferimento, chiamai un amico del posto per chiedergli dell’andazzo: rise dei miei timori, dicendomi che, al contrario, erano tutti contenti perché l’aumento della popolazione aveva costretto a ripristinare alcune corse degli autobus!

È solo un piccolo esempio, ma molto indicativo. In contesti come quello della provincia reggina dove i servizi vengono tagliati, il trasporto pubblico costantemente depotenziato, le scuole e i presidi sanitari chiusi, i centri interni sempre più spopolati e impoveriti, l’inserimento di “nuovi cittadini” non può che avere effetti positivi. Riace lo ha dimostrato, la Piana di Gioia Tauro potrebbe adesso confermarlo.

L’inserimento abitativo diffuso è stata l’opzione che l’Unione sindacale di base ha sostenuto, quasi sempre in maniera solitaria, nei tavoli convocati dalla Prefettura reggina sulla situazione dei braccianti della Piana di Gioia Tauro. Consapevoli che quell’«intanto che» che ha giustificato la realizzazione di campi “temporanei” abbia finito per favorire lo sviluppo del modello ghetto e di tutto quello che ne consegue.

Oggi anche la Regione Calabria ha abbracciato questa posizione, accogliendo la proposta di istituire un fondo di garanzia per favorire l’affitto delle case, sul modello di esperienze come la Caritas a Drosi nel Comune di Rizziconi. Un risultato raggiunto grazie alla determinazione di chi ha sostenuto questa opzione per anni. E anche grazie all’insistenza di Mimmo Lucano che, nonostante le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto, non ha smesso un attimo di impegnarsi nel proseguire quello che ha sempre fatto a Riace: provare a sostenere gli ultimi.

Sappiamo bene che questo fondo di garanzia da solo non è sufficiente. Sarà necessario accompagnarlo con un forte lavoro di sensibilizzazione e di coinvolgimento dei territori, perciò è nata l’idea di un “Comitato per il riutilizzo delle case vuote”. Il comitato prenderà il via a San Ferdinando, venerdì 1 febbraio, alla presenza di Mimmo Lucano, Alex Zanotelli e le tante associazioni e realtà del territorio che hanno accolto con entusiasmo l’idea.

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