16/05/2018 Lorenzo Face

Arrevuoto: teatro pedagogia a Napoli, per ribaltare lo stato di cose esistenti

Arrevuoto è una parola napoletana, si potrebbe tradurre con “mettere sottosopra”, usata per lo più in senso positivo. Ma Arrevuoto è anche il nome di un progetto di teatro pedagogia nato a Scampia nel 2005, da un’idea del drammaturgo e regista Marco Martinelli per ribaltare lo stato delle cose esistenti nei quartieri della periferia di Napoli. Registi, musicisti, guide teatrali, attori e attrici, il 12 e il 13 maggio hanno debuttato al Teatro San Ferdinando per la tredicesima volta. Molti partecipanti delle prime edizioni, oggi sono registi teatrali o attori e tornano per mettere a disposizione la propria esperienza. Perché Arrevuoto, dicono da queste parti «ha una magia a cui si rimane legati per tutta la vita».

Inscenare uno spettacolo teatrale con 170 tra bambini e adolescenti significa giocare e sudare insieme per mesi. Vuol dire unire giovani di diverse provenienze sociali e cittadine, chi è nato a Scampia lavora con chi viene dal Rione Sanità o dai Quartieri Spagnoli, ma anche dal centro storico e dal Rione Traiano. Si comincia nelle scuole, nelle associazioni, nei centri sociali. Ogni gruppo prepara una parte di spettacolo, partendo dai testi di Jules Romains, Nikolaij Gogol o Mary Shelley, aggiungendo e togliendo battute, traducendole in napoletano.

Fino a qualche settimana prima del debutto, tutti si ritrovano a Scampia per le prove generali. È lì che si uniscono i pezzi del puzzle che erano sparsi per tutta Napoli. L’adrenalina, il caos, le litigate, si fanno più fitte e intense, la tensione cresce e si ha sempre l’impressione che qualcosa vada ancora aggiustata. Fino all’ultimo, attori e attrici sono pronti ad adattarsi alle nuove battute, a un nuovo passo di danza o una nuova nota Finché arriva il giorno del debutto, il sipario si alza e si sprigiona la magia di Arrevuoto.

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