24/06/2018 Daniele Coltrinari

Scrittrice, viaggiatrice, visionaria e prima donna al seguito del Giro d’Italia. Anna Maria Ortese

Da oltre due settimane, ogni mattina e ogni sera, una città italiana, o un grosso paese, o addirittura un piccolo e dimenticato paese, sono in tumulto. Strade bloccate, ingorghi di macchine, polizia motorizzata che percorre in mezzo a mille scoppi le vie, popolazione dappertutto, nelle piazze, ai lati delle strade, alle terrazze, ai balconi, e anche sui tettucci delle macchine o, come strani frutti, tra i rami degli alberi. È quasi l’estate. E una luce purissima piove a fiotti dovunque; i giorni sono ardenti e azzurri, i tramonti gialli e rossi, come nelle cartoline, appaiono più vasti e splendenti del normale; magnifiche nella loro calma e profondità, con uno stellato limpidissimo, le notti.
(
da La lente scura. Scritti di viaggio Verso il Sud, Anna Maria Ortese, Adelphi)

 

Pubblicato per la prima volta nel 1991, La lente scura, è un libro che comprende dei racconti della scrittrice Anna Maria Ortese, originariamente usciti su varie testate tra il 1939 e il 1964, periodo nel quale l’attività giornalistica della scrittrice è più intensa. E ne La lente scura vi sono anche i reportage della Ortese al Giro d’Italia; è il 1955 e ci sono addirittura tre scrittori a seguire la più importante gara ciclistica a tappe italiane: Marcello Venturi, Vasco Pratolini e Anna Maria Ortese.

La Ortese è la prima donna al seguito della corsa e in diverse occasione deve anche travestirsi con un copricapo calato sugli occhi, per non far riconoscere il suo sesso ed evitare commenti su di lei non proprio simpatici da parte dei tifosi in attesa di veder passare i propri beniamini ai lati delle strade, e seguire il Giro a bordo di una macchina insieme ad altri giornalisti. Quell’anno Anna Maria Ortese scrive tre lunghi articoli sul Giro per L’Europeo e tutti e tre si trovano ne La lente scura.

La scrittrice poneva particolare attenzione sugli “uffici pubblicitari”, nei reportage al seguito del Giro, un fenomeno che iniziava da poco ad avvicinarsi al ciclismo e allo sport in generale e che anni dopo si sarebbe trasformato nella presenza permanente e fissa di sponsor all’interno delle grandi manifestazioni sportive.

Ma è soprattutto il viaggio e il racconto di quello che vede, un aspetto fondamentale dei suoi reportage.

Perché la Ortese ha sempre viaggiato, nomade in giro per l’Europa, rincorrendo il mare tra il sud Italia e la Libia, arrivando anche nella Russia comunista, per rappresentare l’Italia attraverso una delegazione invitata e composta tra gli ambienti più diversi della società italiana. Tra la fine della guerra e gli ultimi anni cinquanta, sostanzialmente, la scrittrice non fa altro che viaggiare. Il Giro d’Italia è un’altra occasione per muoversi, spostarsi, scoprire una nazione che a breve vivrà il boom economico degli anni ’60.

La lente scura non è un libro sportivo e tuttavia rientra a mio avviso tra le #letturesportive, perchè i reportage al seguito del Giro d’italia del 1955, pubblicati per L’Europeo e presenti in questo libro, sono tra le massime espressioni della Ortese, viaggiatrice visionaria e grandissima scrittrice, una delle più importanti e feconde del secolo scorso, perché descrive uno sport come il ciclismo nella sua quintessenza, il viaggio da un luogo a un altro.

E nessuno come la Ortese avrebbe saputo far meglio.

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