04/04/2018 Raffaele Lupoli

Amianto, la mappa dei danni e la petizione per sostituirlo con i pannelli solari

Fino a sabato 7 aprile siamo nel pieno delle attività della Global Asbestos Awareness Week, la Settimana globale della consapevolezza dei danni prodotti dall’amianto. Una consapevolezza ancora troppo blanda, qui in Italia e non solo. Basti pensare che negli Stati Uniti se ne parla dicendo “is legal and lethal”, legale e letale perché gli Usa sono l’unico Paese dell’Occidente industrializzato a non averlo ancora messo al bando. Obama è stato il primo presidente a riconoscerne pubblicamente la cancerogenicità ma se ne fa ancora largo uso. Eppure l’ormai famigerata fibra killer, alla quale sono esposti milioni di persone in tutto il mondo, uccide per mesotelioma maligno e altri tipi di tumore circa 200mila persone l’anno, metà delle quali entrano in contatto con l’amianto per ragioni di lavoro.

Un pericolo anche per i più giovani
Lo scorso anno sono state pubblicate le risultanze di uno studio realizzato negli Stati Uniti che ha preso in esame le morti per mesotelioma nel periodo che va dal 1999 al 2015. Il periodo di latenza tra la prima esposizione alle fibre di amianto e l’insorgere della patologia (mesotelioma pleurico o cancro si polmoni) varia dai 20 ai 70 anni. Ne è emerso che nonostante l’uso meno massiccio e una maggiore consapevolezza dei rischi, i casi di decesso per mesotelioma sono aumentati e non solo nella parte più anziana della popolazione. L’allarme lanciato dallo studio, infatti, riguarda proprio i numerosi casi di decesso tra i giovani (under 55), che segnalano la necessità di una più efficace prevenzione e di un monitoraggio più approfondito sulle tendenze temporali.
Sul fronte della ricerca delle cause e delle possibili cure, è di poche settimane fa la notizia di un primo significativo passo avanti. Un gruppo di ricercatori sostenuti dalla Fondazione nazionale svizzera per la scienza hanno scoperto qual è il meccanismo per cui le fibre di amianto danneggiano l’organismo umano. In pratica, quando le microscopiche e appuntite fibre giungono nel mesotelio si genera una infiammazione permanente, con microlesioni che scatenano una reazione immunitaria favorendo la proliferazione cellulare e la crescita di tumori, con un accumulo di mutazioni nell’Rna che secondo i ricercatori finiscono per attenuare la risposta immunitaria del tessuto e spianare la strada all’espandersi del cancro. “L’esposizione cronica all’amianto innesca una specie di riparazione dei tessuti. Il sistema immunitario è fuori equilibrio e non è più abbastanza forte per combattere la formazione del tumore”, afferma Emanuela Felley-Bosco, che ha guidato lo studio e ora lascia presagire la possibilità di una “terapia contro gli inibitori del sistema immunitario“.

Ancora troppo esposti
Intanto che si attende una possibile cura per una patologia che ha un decorso velocissimo, l’attenzione si appunta soprattutto sulle modalità di esposizione. Come e quando rischiamo di inalare le fibre di amianto? Sono 62 i Paesi, Europa in testa, che lo hanno messo al bando nel tentativo di bloccarne le conseguenze letali, ma tanti altri ne fanno ancora uso. E se in passato l’esposizione professionale avveniva negli impianti di estrazione e lavorazione dell’amianto, oggi si verifica soprattutto durante la manutenzione e la bonifica di edifici.
Un recente studio dell’Università della Fraser Valley, in Canada, rivela che i vigili del fuoco hanno l’86% di probabilità in più di morire di cancro rispetto ad altre malattie o ferite mortali e la gran parte dei casi di tumore riscontrati ogni anno (muoiono 50 pompieri su 100mila) sono legati all’esposizione a fibre di amianto e ad altri agenti cancerogeni durante lo spegnimento delle fiamme.
Non sono soltanto gli edifici però a contenere amianto. Di recente negli Usa è emersa la presenza di amianto come contaminante nel talco utilizzato nei cosmetici “polverosi” per bambini: Una ricerca in materia ha dimostrato che le fibre di amianto possono distruggere il Dna e causare danni ai tessuti. L’esposizione topica ripetuta all’amianto può causare un aumento del rischio di cancro della pelle nel tempo. A fine 2017 un rivenditore di cosmetici, gioielli e giochi per bambini e ragazzi ha ritirato dalla vendita nove prodotti di bellezza risultati positivi all’amianto, ma ha poi annunciato di non aver trovato traccia di amianto.

Gioielli in amianto su una rivista anni 50

Gioielli in amianto su una rivista anni 50

La petizione per reintrodurre gli incentivi
In Italia, dove l’amianto è bandito dal 1992, i dati disponibili su siti contaminati e danni alle persone provocati da esposizione all’amianto sono ancora disomogenei e insufficienti per tracciare una mappa dettagliata del rischio. Dalle ultime rilevazione è emerso che in molti luoghi di svago, lavoro e studio (tra cui 1.350 scuole e 800 biblioteche) ci sono strutture in amianto. I dati più recenti parlano di 7.500 ettari di territorio contaminato con certezza, per una quantità di amianto che va dai 32 ai 40 milioni di tonnellate, mentre le coperture in cemento-amianto (il famigerato Eternit) sono tra 1 e 2,5 miliardi di metri quadrati. Proprio per questo, è stata da poco lanciata una petizione per chiedere il ripristino degli incentivi che, dal 2010 al 2012, hanno favorito la bonifica di 20 milioni di metri quadri di coperture in amianto e la contestuale sostituzione con pannelli fotovoltaici.

In un colpo solo, in quei due anni di incentivi statali, si è ridotto il rischio per migliaia di persone e al tempo stesso, grazie ai circa 2.000 Megawatt di fotovoltaico installati, si è cominciato a produrre energia pulita in quantità tale da coprire il fabbisogno di quasi un milione di famiglie. Per riprendere questo processo virtuoso, basterebbe reintrodurre nel decreto sugli incentivi alle rinnovabili di prossima approvazione l’extra-incentivo per la rimozione delle coperture contenenti amianto.

Per firmare la petizione clicca qui.

 

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