14/05/2018 Daniele Nalbone

Di Battista se ne va. Il piano per salvare il Movimento 5 stelle è iniziato

«Non abbiamo mai mollato in questi cinque anni». Poi cita Gianroberto Casaleggio: «Non si può sconfiggere chi non si arrende mai». In sottofondo il figlio Andrea che un po’ piange, un po’ gioca. L’ultimo video di Alessandro Di Battista su Facebook risale a oltre due mesi fa ed è un saluto all’elezione di Roberto Fico nel ruolo di presidente della Camera. Poi, la comunicazione ai suoi fan: «Ho fatto una scelta: il primo di giugno io, Sarah e Andrea partiremo per un viaggio attraverso l’America, per raccontare le periferie del mondo». In tasca un contratto con il Fatto Quotidiano. Si dedicherà ai reportage nella veste di scrittore/giornalista. Da quel giorno, era il 25 marzo, uno dei politici più social d’Italia si è fatto via via più silenzioso. Le dirette Facebook, di cui era un habituè, si sono fatte sempre più sporadiche. Sulla sua bacheca, solo iniziative pubbliche a sostegno dei candidati del Movimento 5 stelle alle elezioni regionali.

Dal primo maggio, poi, il silenzio più totale. Fino a domenica 13 maggio quando è apparso in tv, su Nove, dagli studi televisivi allestiti nel “Loft” del Fatto Quotidiano. Quasi contemporaneamente, su Facebook, ha pubblicamente salutato amici, parenti e fan con un post. Il 29 maggio la partenza alla volta di San Francisco. «Stiamo svuotando la casa». Appuntamento sul suolo italiano a fine dicembre. Fino ad allora «saremo sulle strade d’America, dalla California a Panama, con i mezzi pubblici, andando a caccia di idee, di persone che lottano per i loro diritti, di Politica con la P maiuscola». Immancabili gli hastag: #famigliainviaggio e #ontheroad quelli scelti.

In tv, invece, nella puntata d’esordio di Accordi&Disaccordi, il nuovo talk show di approfondimento sul Nove di Discovery Italia, Di Battista è apparso nella prima intervista dopo le elezioni. Ed è qui che, dopo due settimane di “strano” silenzio, ha dato – senza alcuna enfasi – la sua benedizione all’alleanza tra il Movimento 5 stelle e la Lega Nord. Il ragionamento, come è solito fare chi non è del tutto convinto della tesi da sostenere, parte dalla negazione: «Ero molto, molto contrario a fare una qualsiasi forma di contratto con il Pd». Partendo da qui è tutto più semplice: «I cittadini che hanno sostenuto in passato, anche agli albori, la Lega sono molto più simili ai nostri. E il rapporto che la Lega, soprattutto di Salvini, ha avuto con il suo elettorato, non è del tutto dissimile al nostro. C’è un rapporto molto più diretto».

Poi l’ormai ex leader del Movimento (per il momento) ci tiene a precisare che «con Di Maio non c’è nessuna rivalità. Ci confrontiamo su tutto, sembrerà strano però oltre ad essere due esponenti del M5S siamo anche molto amici». Un’amicizia che, però, almeno stando alle parole di Di Battista, non è stata sufficiente dal dissuaderlo dall’andare dall’altra parte del mondo proprio ora che il Movimento 5 stelle è pronto per sedersi nelle poltrone d’Italia che contano.

Una decisione che non ha preso da solo. Certo, sarà stato importante il parere di Sarah, ma il silenzio scelto nelle ultime settimane non è casuale: Alessandro Di Battista “deve sparire” per il bene del Movimento 5 stelle. Sembra quasi la trama di un film i cui registi, Beppe Grillo e Casaleggio jr., vogliono preservare il loro “piano B” da un’eventuale tempesta. Perché questo è Alessandro Di Battista, oggi, nel Movimento 5 stelle. L’uomo da cui ripartire in caso di naufragio della barca condotta da Luigi Di Maio nel porto decisamente poco sicuro dell’alleanza di governo con la Lega Nord. Di Battista ha atteso la scelta del nome del premier “giallo-verde” per tornare davanti alle telecamere e sui social. Perché – dicono – sul tavolo della trattativa c’era anche il suo nome. Ma il piano B deve essere custodito, tutelato, messo in una teca. E quindi facciamo finta di credere alle ricostruzione che vogliono Matteo Salvini nel ruolo dell’antagonista, di colui che ha messo il veto a una sua salita a Palazzo Chigi. Perché questo è scritto nella sceneggiatura e noi non siamo nessuno per metterla in discussione.

Una cosa è certa, però: trascorrere dall’altra parte del mondo i mesi del rischio dell’aumento dell’Iva al 25%, parlare di periferie e cercare storie resilienti e alternative lungo la Panamericana, con moglie e figlio al seguito, mentre a Montecitorio si dovrà capire se il nuovo governo sarà in grado non solo di abolire la legge Fornero e di varare il reddito di cittadinanza, ma di approvare la finanziaria, mette al sicuro il “piano B”.

Quando tornerà in Italia, Alessandro Di Battista sarà “pulito”, desalvinizzato, lontano dalle polemiche che inevitabilmente travolgeranno il Movimento 5 stelle nel nuovo ruolo di partito di governo. Sarà pronto a tornare sulla scena nel momento in cui la situazione dovesse precipitare. E, soprattutto, sarà il nome con il quale tornare al voto. Perché, qui è utile ricordalo, in caso di naufragio, la barca Di Maio non potrebbe più salpare nel mare agitato delle elezioni politiche. Perché Di Maio sta per iniziare il suo secondo mandato da parlamentare/ministro. Perché a Di Maio è stato dato l’ingrato compito di fare alleare il Movimento 5 stelle con la Lega Nord di Matteo Salvini. Perché Di Maio sarà, da oggi, un nome dell’apparato politico. Mentre Alessandro Di Battista sarà un giovane ex politico che ha mollato tutto per andarsene oltreoceano a raccontare gli ultimi e le periferie del mondo. E nello zaino, al suo ritorno, potrebbe portare come souvenir quei punti percentuali che Di Maio al governo potrebbe aver fatto perdere, intanto, al Movimento 5 stelle.

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