13/06/2018 Tiziana Barillà

L’acqua? Meglio sprecata che pubblica. Sette anni fa il referendum (ignorato) contro il profitto

Sette anni fa andavamo a votare contro la privatizzazione dell’acqua pubblica. Il 12 e 13 giugno 2011 eravamo in più di 26 milioni a votare i due referendum per l’acqua bene comune, scegliendo di bloccare le privatizzazioni ed eliminare il profitto per i gestori. Quel referendum raggiungeva il quorum. Abbiamo vinto. Ciononostante, la situazione non è cambiata. I servizi idrici continuano a essere intesi servizi «a rilevanza economica» – lo dicono anche i giudici della Cassazione – e, perciò, il profitto dei gestori privati continua a occupare una parte delle nostre bollette.

Fatta eccezione per Napoli – unico capoluogo di regione dove la gestione dell’acqua è pubblica – e altri piccoli comuni, nel resto d’Italia continuano a prevalere le logiche del profitto. Siamo stati ignorati, quindi, da ogni governo succeduto da quell’estate del 2011 a oggi. La volontà popolare, az, viene di fatto contraddetta nella misura in cui la privatizzazione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali continua a essere favorita. In altre parole, il profitto per i gestori, contro il quale ci eravamo espressi, è stato reinserito nella tariffa. Regolamentato sì, ma contemplato. Tra i gestori, non è un caso, cresce il fenomeno delle fusioni tra aziende. Una sorta di labirinto che rende difficilmente acchiappatili i responsabili. Mentre l’Arera sembra più un arbitro per la corretta concorrenza tra le aziende che un ente a tutela del bene comune.

Sprechiamo ogni anno il 41,4% dell’acqua potabile

Prossimamente assisteremo a qualche ennesima emergenza dovuta alla crisi idrica. Bisognerà essere abbastanza allenati, quando accadrà, per ricordare che la crisi idrica è sì determinata dai cambiamenti climatici, ma non proscioglie chi per massimizzare i profitti risparmia sugli investimenti infrastrutturali.
Uno degli argomenti che verranno sicuramente tirati fuori sarà quello delle “perdite” di acqua dalle condotte.
Il censimento delle acque per uso civile, reso pubblico a dicembre 2017 dall’Istat, è netto: nel 2015 si è disperso il 41,4% dell’acqua potabile immessa nella rete idrica nazionale contro il 37,4% dell’ultima rilevazione.
La situazione peggiora, e peggiora ovunque. Da Nord a Sud, in Trentino, per esempio, si è registrato il 4% di perdite in più rispetto al 2012.

A dispetto della nostra tradizione millenaria degli acquedotti, degli 8,3 miliardi di metri cubi di acqua ad uso potabile immessi nel 2015, 3,4 miliardi sono andati persi. Su 375 litri al giorno per abitante, dunque, ogni cittadino italiano ne ha persi 56,67. «Un volume enorme stimando un consumo di 80 metri cubi annui per abitante, soddisferebbe le esigenze idriche per un anno di circa 40 milioni persone», scrive Istat. Ogni anno sprechiamo una quantità d’acqua pari a quella utilizzata per dissetare più di metà della popolazione italiana.

Fico e la promessa del nuovo governo

«Lego la mia presidenza all’approvazione da parte del Parlamento di una legge sull’acqua pubblica che difenda questo bene essenziale e faccia rispettare la volontà popolare espressa dagli italiani col referendum del 2011». Il pentastellato presidente della camera Roberto Fico ha detto così durante il convegno all’università Federico II di Napoli sull’acqua pubblica. «È importante non solo per tutelare l’ acqua come bene di tutti ma anche per affermare un concetto culturale e cioè che sull’acqua pubblica non si può fare profitto».

Nel contratto di governo Lega-5 stelle l’“acqua pubblica” sta addirittura al secondo posto. «È necessario investire sul servizio idrico integrato di natura pubblica applicando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, con particolare riferimento alla ristrutturazione della rete idrica, garantendo la qualità dell’acqua, le esigenze e la salute di ogni cittadino, anche attraverso la costituzione di società di servizi a livello locale per la gestione pubblica dell’acqua. La più grande opera utile è restituire ai cittadini una rete di infrastrutture idriche degne di questo nome. È necessario dunque rinnovare la rete idrica dove serve, bonificare le tubazioni dalla presenza di amianto e piombo, portare le perdite al minimo in modo da garantire acqua pulita e di qualità in tutti i comuni italiani», si legge sul testo. Una priorità di questo governo, sulla carta.

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