16/05/2018 Ilaria Bonaccorsi

Dietro alla propaganda anti aborto c’è l’odio per le donne. Intervista a Elisabetta Canitano

A bruciapelo quattro domandine lampo a Elisabetta Canitano, medico ginecologa e presidente da anni dell’associazione “Vita di donna”. Femminista di lungo corso è da sempre in prima linea nella difesa della salute della donna e lo fa lavorando negli ospedali e nei consultori del Servizio sanitario nazionale (oggi nella Asl Roma D), convinta che nelle cure la laicità sia fondamentale.

(Roma, il manifesto apparso su via Salaria)

Senza parole di fronte a tanta contorta stupidità, è difficile per me persino continuare a ripetere le stesse identiche cose che scriviamo e diciamo da anni. Non ultimo, che questo è un ritorno al peggiore dei Medioevi, quello degli ultimi secoli che ci trascina nei roghi del ‘500. L’ Occidente, per secoli legato alla storia del cristianesimo e della Chiesa, ha assistito allo svilupparsi folle di ciò che Adriano Prosperi (in Dare l’anima, 2005) definisce una vera e propria ossessione “cristiana” dell’infanticidio. E per infanticidio nei secoli del Medioevo si intese anche la pratica dell’aborto. Ossessione che portò al rogo di migliaia di donne.

Ma che razza di pensiero c’è dietro quel manifesto e quelle parole?
In quei manifesti si equipara l’aborto al femminicidio. Questo è frutto di una mente malata e contorta.

Perché malata e in che modo contorta?
Dietro alla propaganda anti aborto c’è l’odio per le donne. Voler affermare che un embrione, anche di sole 16 cellule, ha tanti diritti quanto una persona in carne ed ossa, in questo caso una donna, ribadisco non può che essere frutto del ragionamento di una mente malata.

Odio per le donne che vuole arrivare dove?
Vogliono affermare che le donne non sono più padrone di se stesse e della loro vita da quando il test in bagno segnala “positivo”.

A cosa porta tutto questo?
Un esempio tra tanti: negli Stati Uniti le donne che in gravidanza fanno uso di droga non vengono curate (e come potrebbero in assenza di sanità) ma incarcerate per violenza su un minore. Nel caso il minore, per il quale vengono accusate di aver fatto violenza, sia femmina, l’accusa è di femminicidio. Cioè la donna diventa colpevole tanto quanto quegli uomini che le donne le uccidono, le violentano… capito di cosa stiamo parlando?

 

Capito. Mi torna alla mente quella “polizia medica” che venne istituita nel 1680: lo Stato si assumeva la difesa dei cittadini che erano ancora racchiusi nell’utero materno. L’ispezione del corpo femminile divenne una procedura ordinaria.
Intorno alla donne si stese una rete di sorveglianza a maglie fittissime. Il loro corpo era considerato un oggetto pericoloso che non apparteneva a loro ma ai loro mariti o, in loro assenza, alle autorità pubbliche.
L’aborto, al tempo, venne perseguito dalla Chiesa e punito dalle autorità laiche quale delitto indicibile “nefando”. Un po’ come recitano i manifesti di cui scriviamo. Nel 2018.

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