12/03/2018 Stefano Augeri

Il 4 marzo ho rosicato

E quindi anche queste elezioni sono finite. Come per ogni elezione, anche in questa campagna elettorale ho parlato, sparlato, ascoltato e urlato.

Mi sono confrontato, ho abbracciato, denigrato, offeso.

Ho condiviso e retwittato, ho preso per il culo, fatto meme e seguito dibattiti fiume utili a una corretta evacuazione. Mi sono unito e diviso, poi mi sono scisso mantenendo un appoggio esterno.

Mi sono fatto un’idea di mondo, il mio mondo, scaricando merda nel mondo del mio vicino e sperando che qualcosa cambiasse a mio vantaggio.

Poi ho aspettato il giorno.

Ho visto a che ora giocava la Roma, ho cercato la tessera elettorale per tutta casa, ho trovato la tessera elettorale sempre nello stesso posto e sono andato.

Ho votato.

Ho seguito la notte elettorale e ho rosicato.

L’ho fatto. Lo faccio sempre, da quando ho 16 anni e facevo le occupazioni a scuola puntando dritto verso l’obiettivo della perdita della verginità. La coscienza politica nasce quando nascono le necessità e io, maschio sedicenne, avevo due necessità: ideali e tette.

A 16 anni prima tessera. Mi convinse Aureliana, compagna 17enne con due tette che sembravano tre. C’è chi il partito lo sceglie col cuore, chi col cervello, io l’ho scelto col pisello.

L’eterna lotta tra il Che e Eva Henger.

Il mio pisello tirava a sinistra e ci tira ancora ma se tirava a destra era uguale. Il pisello può condizionare la scelta politica di un adolescente più di cento anni di lotte proletarie.

1 a 0 per Eva Henger.

Da allora io non ho mai perso una finanziaria, un emendamento, una cazzo di qualsiasi legge. E per tutte ho manifestato, anche per il regolamento del condominio.

Perché per me tutto aveva la stessa importanza, perché io ero dentro e da dentro si fa la lotta, perché il partito ha bisogno di tutti, anche di me: cameriere alla festa dell’unità®.

Però che onore, eravamo tutti compagni: il compagno cameriere, il compagno cuoco, la compagna Aureliana e i suoi compagni capezzoli dritti verso il sol dell’avvenire.

Fino l’università ci sono stato dentro, nei collettivi a fare politica, a cercare di farmi una coscienza politica, a cercare di farmi Aureliana. Ho vissuto la politica come una passionale storia d’amore che purtroppo è andata a finire come molte storie d’amore.

Perchè dopo un po’ io la politica, la mia politica, non la capivo piu. La faccenda mi puzzava.

Poi succede che nel ’96 la sinistra vince le elezioni e io finisco in strada con la sciarpa e la bandiera a urlare slogan contro l’altra parte.

Cazzo, calcio e politica sono uguali?!?

Tutto il tempo perso a leggere e invece bastava tifare, fino ai limiti della demenza, CONTRO!

Non è male, tutto sommato tifare è piu facile di capire.

Non mi servono ideologie: io voglio un idolo per svendergli la mia coscienza critica e fargli decidere della mia incazzatura. In cambio lo considererò il mio dio. Quel tipo di dio che scrive libri, presuntuoso e con manie di grandezza.

Dio, insomma.

Il concetto di Leader è perfetto per chi come me che non c’ha più voglia di decidere da che parte stare.

Magari uno stronzo, perchè alla fine, un po’ di stronzagine ci sta bene.

L’importante è sorridere sempre.

E rosicare.

 

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