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Tiziana Barillà

Vittima del sessismo, complice del potere. Cosa c’è dentro What Happened, il libro di Hillary Clinton

Con il nuovo libro in uscita Hillary Clinton offre la sua versione dei fatti e descrive la sua esperienza di candidata alla presidenza degli Stati Uniti nel 2016. Un «profondo e intimo racconto» della battaglia contro Donald Trump in «un’elezione segnata dalla rabbia, dal sessismo, dalle interferenze russe e da un avversario che ha violato tutte le regole». “What Happened” uscirà il 12 settembre 2017 edito, come sempre, da Simon & Schuster. Ma Hillary Clinton è già in viaggio per il tour di presentazione, che avrà inizio il 18 settembre 2017 fino a dicembre, tra gli Stati Uniti e il Canada. Prima tappa Washington DC.

Vittima del sessismo
Da prima candidata donna alla presidenza degli States, Hillary Clinton – riporta The Guardian – ha detto alla stampa americana di aver scritto questo libro per «dare ai lettori un’idea di ciò che significa davvero correre per la carica di presidente, soprattutto se sei una donna… In definitiva si tratta di resilienza». E ancora, elenca: «Le sfide di essere una donna forte per l’opinione pubblica, le critiche sulla sua voce, l’età e l’aspetto e il doppio standard nei confronti delle donne in politica». Anche l’annuncio di questo libro è stato una buona occasione per mettere sotto torchio Hillary. Quando la casa editrice ha rivelato il contenuto del libro e annunciato il titolo, una pioggia di derisione è cascata sulla chioma bionda di Clinton. E il presidente Trump non ha perso l’occasione di prenderne parte, retwittando, per esempio, la parodia di un suo “seguace”.

 

L’ironia esplosa dopo l’annuncio, non si è limitata solo a questo tweet. E International business Times ha messo in fila la carrellata dei post.

«In passato, per motivi che provo a spiegare, ho spesso sentito che dovevo stare attenta in pubblico, come se fossi su un filo senza rete. Ora sto abbassando la guardia», scrive Hillary nell’introduzione. Il riferimento, pare evidente, è alle avventure passate, come lo scandalo Lewinsky del 2003 e le scelte del 2014, raccolte in “Hard Choices”, memorie dei quattro anni alla guida della diplomazia americana. “What Happened” è il settimo libro di Hillary Clinton ma, di fatto, è il primo libro che scrive mentre non copre nessuna carica né è in corsa per coprirne una.

Complice del potere
Nata nell’Illinois, a Chicago, l’avvocata Hillary Diane Rodham Clinton compirà 70 anni il 26 ottobre prossimo. Ha mancato il primato presidenziale, come prima donna a guidare il suo Paese, ma può vantarne un altro meno potente, ma molto prestigioso. Nel 1979 è la prima donna ammessa come socia nel “Rose Law Firm”, uno degli studi legali più antichi degli Stati Uniti. Poi, quando il marito Bill diventa presidente degli Stati Uniti nel gennaio 1993, è la prima first lady ad aver conseguito una laurea e a poter contare su una carriera professionale di successo. È una first lady influente Hillary, infatti la sua carriera non si spegne con la mancata rielezione del marito, anzi. Nel 1998 è senatrice per lo Stato di New York, dal 2009 al 2013 è segretario di Stato. Sempre dentro il Partito democratico. Una democratica liberale, anche se preferisce definirsi «progressista».

Favorevole ai matrimony gay e disponibile ad aperture in tema di ambiente e migranti. In politica estera, però, Hillary Clinton è un vero e proprio “falco”: uso della forza militare contro l’Iraq (era l’ottobre 2002, ma dopo anni ha detto di esserne «pentita»); consegna di armamenti ai ribelli nella guerra civile in Siria nel 2012 e ha chiesto il rovesciamento del presidente siriano Bashar al-Assad. Ha sostenuto i bombardamenti della Nato sulla Jugoslavia nel 1999 e l’intervento militare (sempre sotto l’egida della Nato) in Libia per spodestare l’ex leader Muammar Gheddafi nel 2011.

È favorevole al mantenimento dell’influenza statunitense nel Vicino Oriente, ha dichiarato dinanzi all’American Israel Public Affairs Committee (Aipac) che “l’America non potrà mai essere neutrale quando si tratta della sicurezza e della sopravvivenza di Israele”. Clinton ha espresso sostegno al diritto di Israele a difendersi nel corso della guerra del Libano del 2006 e del conflitto tra Israele e Gaza del 2014.

Croce e delizia della politica americana, Hillary Clinton è una donna che perde qualche volta, ma non cade mai. Come alle primarie del 2008 contro Barack Obama, come alle scorse presidenziali contro Donald Trump. Oggi, dopo questa sconfitta si dice «una cittadina attivista» impegnata a fare opposizione a The Donald, ma non è certo una “semplice cittadina attivista”. Critica Wall Street e la dittatura delle banche, ma i suoi fondi elettorali vengono proprio da lì.

Secondo la Federal Election Commission il 77,8% dei fondi della sua campagna elettorale, alla fine del 2015, provenicano dai Super Pac: 90 milioni di dollari. Per dirla con le parole di Bernie Sanders: «Dobbiamo farla finita con i super-Pacs, i comitati elettorali in cui affluiscono fondi dalle multinazionali. Io non ho mai preso soldi dalle banche, e prometto che sotto un’amministrazione Sanders non vedrete mai un ministro del Tesoro che viene dalla Goldman Sachs».

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