il Salto – Blog di transizione

Luca Fazzolari

Aiuto, la mia bolla sta scoppiando

Da quando Pietro Grasso ha annunciato che nel programma di Liberi e Uguali è prevista l’abolizione delle cosiddette “tasse universitarie”, nell’alveo della bolla che sui social network racchiude le relazioni a sinistra del centro-sinistra si sono aperte le gabbie ed è iniziata la bagarre.
Sulle bacheche Facebook di molti di noi si sono moltiplicati gli interventi a favore o contro la presentazione della proposta, degenerati a volte in veri e propri litigi virtuali.

Da una parte questo è piuttosto naturale: siamo in campagna elettorale. E, sebbene da che io abbia memoria non ci sia mai stata tornata elettorale con liste e candidati pienamente accettati e accettabili dalla bolla in questione, questa volta la faccenda si mostra più complessa con la corsa di due liste “a sinistra” del centro-sinistra (formazioni estremamente minoritarie a parte).

Per questo è sano e lecito confrontarsi nel merito della questione, riproponendo e aggiungendo nuove argomentazioni a costruzione di un dibattito che va avanti e ci riguarda da almeno dieci anni. Dibattito peraltro estremamente interessante che, se nel nostro paese ha raggiunto vette molto alte di elaborazione teorica, allo stesso tempo accomuna su scala globale i più avanzati movimenti studenteschi in lotta per un’istruzione e un’università garantita per tutte e tutti e di qualità.

D’altro canto, si sta anche verificando la più classica delle dinamiche che regolano le relazioni all’interno di una bolla estremamente chiusa come quella costruita su Facebook. La cosa rischia, come spesso accade, di far perdere il senso della realtà. Gli attori del dibattito in materia di tasse universitarie sono persone di sinistra più o meno militanti (anche a seconda delle fasi), appartenenti ad una bolla ampia eppure storicamente minoritaria. Meticcia e a volte disgregata, ma con lo sguardo sempre rivolto al sol dell’avvenire. Anche quando si prevede meteo sereno-variabile.
E nonostante in questo nostro ampio raggruppamento condividiamo interessi, cultura, condizioni socio-economiche, reti di relazioni e categorie di consumo, non siamo mai stati bravi ad andare tutti d’accordo.
Di sicuro non siamo determinati come i vegani né compatti come i novax.
Anzi, se lo si chiedesse anche solo ai principali nodi della più ampia rete di relazioni immaginabile in questo contesto, probabilmente loro risponderebbero di essere fieri di questa eterogeneità e della loro personale eterodossia.
D’altro canto, se state leggendo questo articolo, sapete di cosa si sta parlando. Di questa bolla fate parte anche voi.

In una situazione del genere, quindi, in cui non bisogna lottare contro chi dice che “il figlio dell’operaio non può diventare dottore”, la sanità e l’utilità del confronto è messa a rischio. Pare che ci si dimentichi che c’è ancora chi per anni ha governato a suon di riforme che andavano in tutt’altra direzione. E non ha sicuramente intenzione di smettere.
Chi quindi avrebbe ora la possibilità di ampliare la platea su un tema che, comunque la si veda, è politico e ci vede impegnati da tempo in opposizione a chiunque abbia governato negli ultimi venti anni (forse anche più), si trova invischiato in un dibattito polarizzato tutto sulla figura personale e sul soggetto politico che ha gettato il sasso.

È infatti di questo che stiamo parlando. Grasso, e l’intero processo che ha portato alla formazione di questo schieramento, può piacere o meno, ma bisogna stare attenti.
Non si deve mettere in dubbio tutto perché siamo in campagna elettorale.
Anzi, proprio perché siamo in campagna elettorale, si sfrutti l’occasione per porre il primo tema veramente politico al centro del dibattito pubblico. Non per porre Grasso al centro della discussione sulla gratuità dell’istruzione universitaria.
Perché questo è quello che è successo. Per alcuni giorni, anche in televisione, nei bar e sui media mainstream si è parlato di università e diritto allo studio.
Su questo, nella nostra bolla, siamo ferrati e ci sono proposte di buon senso, al netto di tutte le sfumature possibili.

Allo stesso tempo e per lo stesso motivo non si dovrebbe liquidare il proclama fatto dal presidente del Senato all’assemblea della sua lista paragonandolo alla promessa di abolizione dell’Imu fatta da Berlusconi qualche campagna elettorale fa. Anche se si considerasse quella dell’università gratuita una mera promessa elettorale, costruita ad arte per avvicinare parte dell’elettorato, questa non parla all’Uomo Qualunque. Almeno, non solo a lui. Evidentemente si riconosce la legittimità e l’importanza di un tema sul quale chi ragiona e lotta da anni deve e può assumere protagonismo politico.
Un tema con cui si potrebbe spostare l’asse del senso comune, un tema da poter contrapporre con successo al razzismo di Salvini.
Un tema grazie al quale si possa ricordare, a chi invece parla di abolizione del canone Rai, che un conto è eliminare il costo di un servizio, altro è invece garantire un diritto.
Anche perché è un attimo e ci ritroviamo a parlare di “peonie petalose”.

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