il Salto – Blog di transizione

Emanuele Profumi

La sinistra oltre la sinistra. Il Frente Amplio cileno di Jorge Sharp

La sinistra in Cile è viva, e lotta con noi. Ecco quello che si potrebbe dire dopo il primo turno delle presidenziali dello scorso 19 Novembre. La candidata della nuova formazione di sinistra, Beatriz Sanchez del Frente Amplio, ha ottenuto quasi gli stessi voti del candidato del classico centro-sinistra cileno, Alejandro Guillier. Rispetto al suo 22,64%, la Sanchez si è avvicinata per un soffio alla possibilità di arrivare al secondo turno delle elezioni (il 17 Dicembre) con il candidato di destra, Sebastián Piñera, che ha ottenuto il 36, 66% dei voti. Con il 20,27% dei voti, il Frente Amplio si attesta come la vera novità politica delle elezioni, e come una delle proposte più interessanti dell’attuale panorama politico del continente sudamericano.

Molti lo considerano come “il Podemos del Sudamerica”, ma il Frente Amplio guarda anche alla formazione politica dell’urguayano José Mujica, da cui prende il nome. In cosa consiste realmente questo progetto politico, che è riuscito a unire formazioni politiche molto diverse tra loro, dal Partito umanista al Partito liberale, passando per organizzazioni che propongono un cambiamento sociale sulla base di una democrazia radicale, come “Rivoluzione democratica”? Lo abbiamo chiesto a Jorge Sharp, sindaco di Valparaiso, una delle città più importanti del Paese. Come la Sanchez, anche Scharp, qualche anno fa, ha portato il Frente Amplio alla ribalta della cronaca politica perché, contro tutte le previsioni e i sondaggi ufficiali, è diventato il primo sindaco del Frente Amplio in Cile.

Il Frente Amplio può essere considerato una “nuova sinistra”?

Nell’ultimo decennio esistono due antecedenti che hanno permesso l’irruzione sulla scena politica del Frente Amplio. In primo luogo, un ciclo di mobilitazioni molto intenso che esprime l’esaurimento del modello di sviluppo neoliberista in Cile. Mi riferisco a mobilitazioni che vanno dalla lotta per l’educazione pubblica, degli studenti universitari e dei liceali, alla lotta per il “diritto alla città” di molte associazioni di quartiere, agli attori plurali e di massa che hanno fatto una richiesta chiara per un sistema pensionistico distinto (il movimento NO MAS AFP – per il superamento del sistema previdenziale privato, ndr). Credo sia possibile dire che queste mobilitazioni abbiano affermato una cosa sola: “no al profitto”. Quì in Cile, una richiesta molto potente in termini storici. Per superare un problema centrale per il popolo: un modello economico sbagliato che pensa allo sviluppo economico-sociale del Paese sulla base dell’attore privato, e non dell’attore pubblico o delle “comunità”. Il secondo antecedente riguarda l’indebolimento progressivo del sistema politico: i partiti tradizionali hanno perso progressivamente la propria capacità di mobilitazione. Questi partiti hanno ristretto in modo molto grande la prospettiva della democrazia, dei diritti, della società e del benessere. Come si vede dal tasso molto alto di astensionismo elettorale e dalla riduzione della loro nicchia di votanti negli ultimi anni. Ciò è avvenuto anche a causa di scandali di corruzione, legati al vincolo tra mondo politico e mondo imprenditoriale. È diventato evidente per ampi settori della popolazione che, in parlamento, i politici e gli imprenditori legislano insieme. Il sistema politico, inoltre, fino a poco tempo fa si reggeva su un modello bipartitico, dove dominavano due grandi coalizioni. Questo è completamente saltato oggi. Il bipartitismo è in profonda crisi, e particolarmente il campo del centro-sinistra. Insomma, lo scenario che ti descrivo è l’anticamera per l’irruzione politica e sociale del blocco che prende il nome di “Frente Amplio”. Che ha riunito organizzazioni che sono di sinistra e altre che non lo sono. E questa è la cosa interessante del Frente Amplio. Personalmente sono parte di questo blocco, il Frente Amplio, perché partecipo al “movimento autonomista”, che rivendica la necessità di creare una nuova sinistra in Cile. Ma, noi del movimento autonomista, pensiamo che la necessità della trasformazione democratica cilena sia qualcosa che vada oltre il compito della sinistra. Perché ha bisogno di un’ampia maggioranza politica e sociale. Che possiamo concepire alcune rivendicazioni e linee d’azione abbastanza radicali, e farlo incontrandoci con organizzazioni che non sono di sinistra. Per esempio, se parliamo di un decentramento che permetta al Cile di restare uno Stato nazionale, evitando, però, che la capitale, Santiago, assorba tutta la vita politica, sociale ed economica del Paese, siamo d’accordo con un campo di forze che non si rivendicano di sinistra, ma che credono nella decentralizzazione.

Come, per esempio, il partito liberale.

Il partito liberale, sì. O quando parliamo della necessità di avanzare verso un sistema pensionistico dove lo Stato e i lavoratori giochino un ruolo di primo piano, ci incontriamo con una maggioranza sociale che non si riconosce come “di sinistra”, bensì come “indignata”. Quindi, il Frente Amplio ha una potenzialità su cui deve lavorare, ed è la propria diversità. Ci sono organizzazioni che non sono di sinistra, altre che sono più progressiste, o socialdemocratiche, e altre, come la nostra, che sono di sinistra e che rivendicano l’idea di una “trasformazione democratica” come strategia da seguire.

Possiamo dire che l’obiettivo del Frente Amplio è la ricostruzione democratica della società?

L’elemento che lo caratterizza è la necessità di fare avanzare, aumentare, la democrazia in Cile. È il miglior antidoto al neoliberalismo cileno. E quando proponiamo maggiore democrazia non lo facciamo usando gli stretti parametri istituzionali, o riferendoci a quanti parlamentari abbiamo o no, a quanti voti abbiamo ottenuto o no, ma concepiamo la democrazia da una prospettiva molto più sostanziale. Democratizzare l’economia, democratizzare i territori, democratizzare la produzione, democratizzare i valori sociali, democratizzare l’insegnamento. Questo è il leit-motif del Frente Amplio.

Questo leit-motif ha creato un progetto comune, o solo alcune idee condivise?

Il nostro è un progetto in costruzione. Ancora è molto legato alle idee, e ha ancora un lungo cammino da percorrere, come ho già affermato in diverse interviste. Il Frente Amplio nasce con l’obiettivo di approfittare dell’opportunità storica che abbiamo di proporre al Paese un modello sociale distinto. Deve porsi la sfida della costruzione della società, e questo non si fà per decreto. Non si raggiunge con un’elezione. O grazie all’eloquenza dei nostri discorsi, o alla quantità di persone che scendono in piazza. Tutto ciò presuppone un lavoro di costruzione storica in termini politici, economici e culturali, che presuppone la necessità di guardare non solo alla contingenza ma di andare oltre.

E questo cosa richiede?

Sarò franco con te: questa risposta ancora non ce l’abbiamo. Ci sono delle risposte, ma si stanno costruendo. Ossia, sappiamo che dobbiamo avanzare sul terreno dei diritti sociali, avere una costituzione democratica, per questo vogliamo un’Assemblea costituente, e sappiamo che c’è bisogno di un sistema pensionistico diverso. Tutto ciò va bene. Abbiamo grandi linee di azione su questo. Ma il tema all’ordine del giorno, oggi, è che non abbiamo ancora una strategia per poter sostenere l’orizzonte generale. Esistono, tuttavia, due dimensioni centrali per articolarla. La prima risponde a queste domande: qual è il modello di sviluppo che proponiamo al Paese? Come si deve organizzare la società? In secondo luogo c’è il problema delle alleanze politiche e sociali che permettono di avviare tale processo. In che modo incidiamo e ci relazioniamo con la crisi che vive il campo del centro-sinistra in Cile. Che è il dilemma che, più o meno, ha avuto anche Podemos con il Psoe in Spagna, tempo fa. In generale, dobbiamo garantire che nessuno resti indietro. Che ha fatto il modello neoliberista? Ha lasciato molte persone indietro. Gli anziani e i giovani, che sono tutti indebitati, i diversamente abili, i popoli originari, le comunità regionali. Ecco perché il nuovo modello di sviluppo dovrà mettere al centro il progresso delle città. L’80-85% della popolazione cilena vive nelle città. Attraverso le città possiamo, quindi, immaginare il Paese che sogniamo. Città sostenibili, dove quello che si produce si redistribuisce democraticamente. Dove la città possa garantire una vita degna e risolvere il problema della mancanza di diritti. Dove esista un’effettiva democrazia comunale, che permetta al cittadino di definire la forma in cui vuole vivere il proprio territorio. Questo si è materializzato in ciò che abbiamo fatto a Valparaiso. Dove abbiamo ottenuto, innanzitutto, che l’elettorato progressista, non le cupole, non i militanti con cariche politiche, ma le basi, il popolo, l’elettorato del centro sinistra (La Nueva Mayoria), hanno visto nella nostra candidatura la possibilità di realizzare i cambiamenti che questi settori sociali chiedevano per la città.

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
http://www.ilsalto.net/sinistra-frente-amplio-jorge-sharp-cile/
Twitter