il Salto – Blog di transizione

Leonardo Palmisano

Vite in saldo. Viaggio tra i nuovi schiavi del commercio al dettaglio

Bari e Milano, due capitali del commercio al dettaglio? Del commercio che fu.
Due città che racchiudono la nuova tendenza a ipersfruttare gli addetti alle vendite allungando i tempi del lavoro ma lasciando invariate le paghe e i salari. Tutto comincia con il Black Friday, quando in un giorno di saldi si consuma la stanchezza di una stagione.
“Impossibile. Ho avuto dolori alle gambe per due settimane”, dice questa commessa sudamericana di una grande catena di intimo del centro di Milano.

Corso Bueno Aires è il tempio dello sfruttamento milanese.
“Ma non pensare che in centro centro è meglio”, mi assicura la ragazza alludendo all’area che circonda il duomo, che parte da San Babila, dove per un cappotto non spendi meno di mille, mille e cinquecento euro.
“Qua ormai non ci sono più regole. Ad Amazon fanno sciopero, ma qui come faccio a scioperare? Che se manco io non c’è più nessuno a vendere”, fa un commesso barese, un venditore cinquantenne a rischio di licenziamento. “Stiamo chiudendo. Ormai sono più le saracinesche che si abbassano che quelle che si alzano. E io non prendo la tredicesima da sei anni!”’, conclude sconfortato, rabbioso.

Le vendite – fotografa l’Istat – calano dell’1% da ottobre a settembre, del 2% su base annua e del 16% in dieci anni. Ed è evidente chi finisce per farne le spese. Il sistema occupazionale del commercio al dettaglio e di prossimità è frammentato. Questo spiega perché i salari sono storicamente così bassi. E perché sono così rari gli scioperi. Mentre non si esaurisce il giro di denaro che dagli esercenti finisce nelle case opache delle associazioni di categoria e in quelle senza fondo delle Camere di Commercio. Dietro il commercio si apre uno scenario di improvvisazione, di bassa qualità della programmazione politica. A Bari, per esempio, non esiste un piano per il commercio al dettaglio.
“Strano, perché poi dicono che noi commercianti siamo l’ossatura economica della città”, afferma un commerciante del centro.

Ma il dato più drammatico è la condizione lavorativa. La saluta dei lavoratori.
“Ho la flebite, ma non ho il tempo di curarmi. Prendo mille e duecento euro al mese. Non posso pagarmi la visita specialistica”, dice il commesso di uno storico negozio.
“Io non ho più pause. A volte mi scappa la pipì ma non posso allontanarmi. Siamo Milano, minchia!”, esclama una commessa di una nota e affollata boutique.

 

Scopri come sostenere il Salto

Tutto si gioca sul tempo del lavoro e sulla compressione dei salari e dei diritti. Quando i contratti ci sono. E quando non ci sono?
“Il contratto? Mai visto. Qua in centro uno su tre non c’ha contratto”, racconta una commessa barese.
“Anche a Milano. Magari lo abbiamo, ma chi lo rispetta?”
Il contratto perde di senso e di valore, fino a non diventare più un’esigenza, ma una specie di miraggio.
“Non avrò mai una pensione normale. Ma cosa devo fare? Dove sono i sindacati?”.
Da Sud a Nord, l’avvicinarsi del Natale è un dramma. Perché si vende poco, ma si lavora molto. Si sta in piedi, si attende, si sopportano le intemperanze dei padroni nel rapporto diretto che si produce tra padroncino e schiavo.

“Rompono che non hai idea. Pensano di fare ancora la bella vita sulle spalle delle persone”, dice una commessa barese che evoca i fasti di un tessuto commerciale ormai quasi estino.
“Natale è il periodo peggiore, perché devi sorridere e essere buona con tutti. Ma con me chi è buono? Nessuno”, ironizza una venditrice al dettaglio milanese.
Nessuno. Nessuna bontà in questo ennesimo Natale di crisi. Di crisi perenne in un Paese che ha smarrito il senso della misura.

Quando dicono che devono aumentare i consumi, io mi spavento. Perché a me non entra un euro in più”, dice una barese che vende profumi in una gigantesca catena onnipresente nei centri urbani italiani. Una catena, appunto, che lega le nuove e i nuovi schiavi del commercio al dettaglio a un destino di stanchezza, povertà, rabbia e malattia.

 

Leggi anche:

A Borgo Mezzanone il sorriso è un’arma contro lo sfruttamento

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
http://www.ilsalto.net/schiavi-commercio-dettaglio/
Twitter