il Salto – Blog di transizione

Ilaria Bonaccorsi

Caro Scalfari «non è vero che l’Europa non sarebbe nata senza il cristianesimo»

Il Giovedì di Ilaria Bonaccorsi

Giuro che questa è l’ultima volta che lo faccio. È l’ultima volta che commento un editoriale di Eugenio Scalfari che decanta versi di papa Francesco (su la Repubblica di ieri, 1 novembre 2017, “Il grido di Francesco per svegliare l’Europa dal letargo”). E lo faccio in modo molto semplice. Voglio dirvi un paio di dubbi che mi rimangono sempre in testa. Chi mi conosce sa che negli anni passati ho commentato quello che mi sembrava uno strano accrocco tra illuminismo e religione con una intransigenza che oggi ha preso altre forme e altre parole. Più semplici. Quindi niente sermoni, solo un paio di dubbi che metto sul piatto.

Il grande vecchio ieri, nel giorno dei Santi, si diceva molto felice perché papa Francesco aveva riunito illustri personaggi in un enclave per “Re-Thinking Europe”, per ripensare l’Europa. E per spiegare agli umani esseri il ruolo che avrebbe dovuto recuperare la politica, Bergoglio, ha menzionato la vecchia agorà: «Ricordate quello che era un tempo l’agorà politica? La piazza è la polis, non soltanto uno spazio di scambi economici ma anche cuore nevralgico della politica, sede in cui si elaboravano le leggi per il benessere di tutti, luogo in cui si affacciava il Tempio così che alla dimensione crescente della vita quotidiana non mancasse mai il respiro trascendente che guida oltre l’effimero, il passeggero, il provvisorio». Una piazza dunque dove si faceva la politica (quella buona) perché per fortuna a regalare «il respiro trascendente che guida oltre l’effimero» c’era il Tempio.

La conoscete vero quella piazza? Quante ne avete viste? Centinaia. Li vedete gli uomini combattere, discutere adunarsi e poi separarsi? E la Chiesa/Tempio di Francesco la vedete? Quella coabitazione che ci salverebbe dal contingente, dall’effimero persino, l’avete provata sulla vostra pelle quante volte? Ecco, io invece ho questo dubbio da sempre: quanta forza mi toglie quel Tempio lì in piazza mentre io lotto per questa vita mia e degli altri? Perché se qualcuno mi martella e mi convince da secoli che il mio corpo è solo corpo, è carne già putrida in vita perché macchiata in origine e che solo il suo Tempio (e un’anima dispensata da un alto irraggiungibile) potrà rendermi «persona» e non «individuo dominato da un Io che cerca di guidare la realtà a suo vantaggio egoistico», come posso pensare di fare buona politica? Una politica non contingente. Che veda lungo e pensi largo (di questo si lamentano Scalfari e Bergoglio). Questo è il mio dubbio. Il mio dubbio grande è, e rimane, che quella coabitazione in piazza possa avere solo questo come risultato. Non dico come obiettivo, ma come risultato sì. Perché se al centro della tua narrazione metti solo e soltanto tutto lo schifo che gli esseri umani sarebbero e avrebbero fatto se non fosse che ci sta sempre il Tempio a perdonarti… non mi stupisco né della cecità né della disumanità di certi politici o di certi populismi europei. Non mi stupisco nemmeno dei Salvini o dei 5 Stelle tanto deprecati nel suo editoriale da Scalfari. Direi anzi che sono il prodotto perfetto di quella logica.
Brutti uomini che fanno brutta politica e costruiscono brutti mondi. Tanto brutti siamo e brutta è questa vita. Bello è solo il Tempio. Tanto vale arrangiarsi alla meno peggio.

Se «l’individuo» è per natura egoista e non mi dici bene cosa possa renderlo «persona» altruista, se non uno strano meccanismo di fede che si svolge in un Tempio, perché mai dovrebbe nascere e svilupparsi una cultura, una politica e una collettività che cerchi la felicità e il benessere altrui per nulla? Per nessuna ricompensa qui o altrove. Ma semplicemente perché non si sente (e sa) di non essere naturalmente un individuo egoista.
In sintesi e molto semplicemente mi chiedo sempre e mi chiedo da anni: ma se quel Tempio su quella piazza non me l’avesse regalato quel «respiro trascendente» sarebbe stato più facile, più fluido, pensare che la mia vita, la mia storia e miei affetti, le mie relazioni e la mia ricerca, la politica persino avessero un valore alto, se non altissimo? Universale. Per tutti e per l’intero mondo. Né per una singola comunità, né per l’Europa o per l’Asia o per l’America. Per il mondo intero. Senza comunità e senza confini. Se qualcuno non mi avesse torturato con l’idea che «la libertà nega ogni senso di appartenenza» mi sarei sentito libero a tal punto di poter immaginare un altro modo, meno contingente, per esempio, di un bonus bebè o un bonus famiglia (la paghetta al figlio di antica memoria…) per far crescere sani e istruiti i bambini del mondo? Fino a che per “essere” ci diranno che dobbiamo «appartenere a una comunità», altrimenti siamo solo sporchi individui, possono aspettarsi Scalfari e Bergoglio un’altra politica e un’altra Europa? Siamo sicuri che quella coabitazione in piazza abbia dato e possa dare in futuro grandi frutti? O forse questi sono i suoi frutti? Questa comunità e quest’Europa qui. Il frutto perfetto. Finito, contingente, effimero.

Non è vero che l’Europa non sarebbe nata senza il cristianesimo. «Non parla di un’Europa cristiana (Francesco), sebbene fu quella religione a ricostruire il nostro continente alcuni decenni dopo la caduta dell’impero romano», scrive Scalfari per celebrare tutti quei Santi che si celebravano ieri. È vero che in Occidente il cristianesimo funzionò da collante o da colla, per chiuderci tutti dentro “una” comunità. La comunità. Solo così saremmo potuti essere “persone”.
Jacques Le Goff, George Duby o il nostro Girolamo Arnaldi si sono battuti perché le radici cristiane non entrassero nella Costituzione europea. E non per tenace avversione a una singola fede ma per affermare che la Storia non è condotta da nessun Dio. Ma da uomini e donne che si sono sentiti liberi.

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