il Salto – Blog di transizione

Redazione

Saltiamo 2017! Di cosa parleremo nel tavolo “social”

Le finestre sul cortile. Ci rassegniamo a fake news e click baiting?

“È il tema del momento, la vera sfida del giornalismo online. Tanta parte dell’attività giornalistica passa attraverso la gestione dei social network. Ragioniamo insieme sulle strategie per gestirli senza esserne gestiti”.

 

Sabato 4 e domenica 5 novembre #Saltiamo! Un nuovo passo in avanti verso la costruzione del network de il Salto. Una due giorni di cooperazione e coprogettazione, ma anche un’occasione di festa e convivialità, aperta a tutte e tutti. Non solo agli “addetti ai lavori”. Getteremo le basi per futuri lavori collettivi: progetti, inchieste, reportage, dossier. E ragioneremo di informazione partecipata e finanziamento diffuso, contenuti di qualità e sostenibilità economica, giornalismo costruttivo e “buona” pubblicità.

PROGRAMMA E ISCRIZIONI –> http://www.ilsalto.net/saltiamo2017/

Di seguito il documento con il quale apriremo il tavolo “social”

Il nostro punto di partenza? La trasformazione.

Il vero Salto, abbiamo scritto fin dalla presentazione del progetto editoriale, è creare un vero network. Mai come oggi i media sono metafore attive: portano, trasportano, veicolano e trasformano non solo il messaggio ma le realtà umane, individuali e collettive. Traducono non questo o quel linguaggio ma l’esperienza in quanto tale.

Vogliamo lavorare sui social in un’ottica di network. La vera sfida sarà accostare contenuti e linguaggi di diversa origine, che facciano nascere pensieri nuovi da realtà preesistenti, seguendo la normale forma associativa del pensiero umano, trasportandola nel mondo della comunicazione.

Da qui la necessità di usare i social network partendo da un’idea di fondo: conquistare vera indipendenza dall’agenda delle breaking news e sperimentare sia tecniche narrative, in grado di essere comunicativamente pregnanti, che modelli di business alternativi. E che si faccia senza che tutto ciò risulti inquinato dall’emotività artificiale di certo infotainment e dal mercato dell’advertising legato alle quantità delle impressioni.

Non considerare Facebook, Twitter, Instagram in questo scenario sarebbe miope: lavorare per farne un uso diverso la strada da seguire. Vetrina, certamente, ma al tempo stesso il luogo in cui sperimentare quell’attenzione al linguaggio di cui parleremo nel tavolo Words e in cui far precipitare quel giornalismo lento che non sia semplice reazione all’attuale sistema mediatico, ma reale alternativa.

E’ solo così che si potrà uscire dal pericoloso sistema attuale, mix di fake news e clickbaiting che ormai ha trasformato i social da potenziale vetrina in una trappola in cui far cadere i lettori.

Lavorare in asse tra il sito e le pagine social è, secondo noi, un dovere: e se Facebook ha deciso di premiare il fattore tempo che un lettore passa in un post nel News Feed, o il fattore tempo speso a leggere un contenuto sul quale si è cliccato, dobbiamo raccogliere questa sfida.

La sfida del tempo.

Senza mai cedere alla tentazione di urlare le notizie, di buttarle sui social con l’unico criterio della continuità produttiva delle interazioni, la fondamentale regola che bisogna darsi è che il contenuto è l’unica cosa che conta.  Se è vero che un lettore fruisce di un contenuto solo per pochi secondi, lo fa non solo perché non è più abituato a leggere, ma anche perché spesso non ha il tempo di affrontare ragionando un articolo da diecimila o più parole. Questo avviene perché i tempi di vita, e quindi anche d’informazione, si sono ridotti all’osso.

Per questo motivo, la nostra sfida dovrà giocarsi su più livelli.
Da una parte dovremo offrire l’occasione per permettere di rivendicare tempo di vita e d’informazione con il nostro giornalismo lento.
Dall’altra, bisognerà che, soprattutto sui social, si sperimentino linguaggi diversi, che possano assecondare la mancanza di tempi d’attenzione lunghi, pur mantenendo il criterio dell’importanza fondamentale del contenuto.

La sfida è delle più complicate, ma è necessario provarci.
Discriminanti saranno la buona riuscita di una narrazione globale coerente e la necessità di non cedere nella sperimentazione alle seduzioni del sensazionalismo che porta facili click.
Fino a che punto possiamo spingerci per provare a rendere immediato e pervasivo il nostro messaggio senza sminuirne l’importanza del contenuto?

Un’altra considerazione risulta in questo contesto necessaria: gli algoritmi dei social network veicolano anche le informazioni attraverso filter bubbles.
Può la nostra narrazione alternativa aspirare a rompere la bolla entro la quale è confinata e aspirare ad ingaggiare un’efficace lotta culturale contro la narrazione dominante e più diffusa?
Se può farlo, qual è la strategia migliore?

Non considerare tutti questi elementi, sostanzialmente vuol dire non tenere in considerazione l’interesse dei lettori. Per questo riteniamo necessario, oltre che utile, un confronto continuo tra social e website.

Infatti, è anche ora di eliminare da un lato i compartimenti stagni, con il giornalista che scrive l’articolo e il social media manager che lo passa sui social; dall’altro, il tuttofare che crea contenuti per quelle che sono le sue necessità e i suoi gusti ed usa i social passivamente, considerandoli solo un necessario passaggio per la pubblicazione del proprio lavoro.
I due sistemi dovranno essere comunicanti, stimolarsi reciprocamente, e insieme trovare la strada per uscire dal vicolo cieco in cui hanno trovato terreno fertile quei siti di informazioni che vivono di clickbating e/o fake news.

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