03/01/2018 Lorenzo Face

A Scampia ho visto gli zingari felici

“Ho visto anche degli zingari felici in Piazza Maggiore…”, cantava Claudio Lolli negli anni Settanta. Avessero un tetto, sarebbero felici tutti i giorni, si potrebbe aggiungere. Quelli che ha incontrato il Salto non sono gli zingari di Piazza Maggiore a Bologna, ma del popolare quartiere di Scampia a Napoli. Qui i rom sono arrivati prima dei napoletani, vivendo la nascita del quartiere da lontano, in via Cupa Perillo, sotto il cavalcavia di una strada comunale. Ed erano felici, come ci racconta Mirella Lamagna, storica attivista, fondatrice con il marito, Felice Pignataro, del Gridas – Gruppo di risveglio dal sonno, che organizza tra le altre cose il Carnevale sociale di Scampia da oltre 35 anni. Qui sono i rom gli autoctoni del quartiere, che si è risollevato grazie all’associazionismo dal basso, a strutture come il Gridas, appunto, ma anche il Mammut, Chi Rom e chi no, la Banda Baleno e molte altre.

Dal 27 agosto, però, la comunità rom di Scampia vive un periodo particolarmente triste, qualcuno ha bruciato parte del campo di via Cupa Perillo, che non ha mai visto una bonifica. Quell’incendio ha costretto 47 persone a vivere accampate in auditorium, sotto il ristorante Chikù, esempio di “integrazione culinaria” di donne rom e napoletane. Teloni di plastica separano le stanze dove dormono sei o sette famigliari. “Erano meglio le nostre baracche” ci hanno detto le donne quando siamo andate a trovarle, mentre facevano l’aerosol ai figli che si erano ammalati. “Siamo tutti esseri umani” ripetevano, “Non possiamo vivere così”.

A Scampia ho visto gli zingari felici

“Ho visto anche degli zingari felici in Piazza Maggiore…”, cantava Claudio Lolli negli anni Settanta. Avessero un tetto, sarebbero felici tutti i giorni, si potrebbe aggiungere. Quelli che ha incontrato Lorenzo Face per il Salto non sono gli zingari di Piazza Maggiore a Bologna, ma del popolare quartiere di Scampia a Napoli.Qui il racconto completo: http://www.ilsalto.net/rom-scampia/

Posted by il Salto on Wednesday, January 3, 2018

Il comune aveva dato mandato a dei privati per la fornitura dei pasti, ma il contratto è scaduto il 12 ottobre e mai è stato rinnovato. Nell’ex caserma Boscariello, tre o quattro chilometri più in là di dove sono ora, la gente non li voleva. Nemmeno ai rom stava bene come soluzione, visto che l’inverno era alle porte e l’ipotesi della tendopoli non era adeguata per ripararsi dal freddo. Il problema, comunque, è stato superato dall’inizio dei lavori per la cittadella dello sport, reale destinazione d’uso dell’ex caserma.

In auditorium, dove sono rimasti, ci è voluto molto tempo per accendere i riscaldamenti, così come portare l’acqua all’ex mercato di Gianturco, dove un’altra comunità rom è in attesa di una sistemazione dignitosa, e istituire un tavolo tecnico con gli assessorati di competenza. Quello alle politiche sociali, presieduto da Roberta Gaeta, sembra disinteressato alla questione e non ha voluto concederci un’intervista. Gli altri, durante i tavoli, sembravano cascassero dalle nuvole. Il Comitato abitare Cupa Perillo e l’associazione Chi Rom e chi no dovevano spiegare da capo la situazione a ogni incontro. Eppure basterebbe una passeggiata a Scampia, una quindicina di fermate da “Municipio” della nuovissima linea metro, per vedere e capire che così non si può vivere. Né una settimana né, figuriamoci, quattro mesi e chissà quanti ancora.

“Quella vita che gli altri, ci respingono indietro come un insulto…” cantava ancora Claudio Lolli. E sembra proprio ciò che stanno facendo, ancora una volta, le istituzioni, incapaci di affidare delle case popolari e dare un sostegno all’affitto, come richiede il Comitato abitare Cupa Perillo. Sette milioni di euro, destinati dalla comunità europea alla risoluzione dei problemi, sono andati persi a fine marzo del 2017, per incapacità di gestione da parte dell’amministrazione regionale, con errori nelle gare di appalto.

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“Riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza…”, continuava a cantare Lolli, ed è ciò che hanno fatto i rom di Scampia per un giorno. Durante il pranzo di Natale, infatti, una grande rete di solidarietà, quella che fa di Scampia un posto meraviglioso, ha portato cibi e bevande per festeggiare. Quel giorno, gli zingari erano felici. Non avevano voglia di parlare dei problemi, dell’asma e delle bronchiti dei più piccoli, del disagio nel dormire uno accanto all’altro, di quando il pianto di una bimba risuona di notte nei corridoi e sveglia tutte le altre 46 persone. Per un giorno, non volevano pensare all’umidità che li fa dormire con i cappelli in testa, all’odore di muffa, ai gravi problemi di salute delle persone più anziane, agli esaurimenti nervosi. Quel giorno, gli zingari volevano solo ballare.

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