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Alessandro Coltrè - Annalisa Ramundo

In presidio contro gli inceneritori, Colleferro brinda al nuovo anno di lotta

A cinquanta chilometri dal Colosseo c’è chi ha passato il Capodanno in un presidio permanente contro due inceneritori e ci passerà anche l’Epifania. Succede a Colleferro, cittadina a Sud di Roma dove, da circa vent’anni, due ciminiere bruciano i rifiuti provenienti dalla Capitale e da altre regioni italiane. Colleferro non dorme più, ci siamo rotti i polmoni, basta inceneritori, si legge sui drappi appesi alle finestre e sugli striscioni che appaiono qua e là sui muri della città. Il messaggio è chiaro: la popolazione vuole che gli impianti siano smantellati perché emblema dell’inquinamento prodotto dal business della monnezza.

Negli ultimi mesi, la strada che porta agli inceneritori è picchettata dalle associazioni ambientaliste, da esponenti del mondo cattolico e di quello islamico, da studenti, insegnanti e comuni cittadini. Un’intera comunità riunita nel movimento Rifiutiamoli, che sta lottando per impedire la riaccensione delle strutture e che rivendica potere decisionale sul proprio territorio.

Gli inceneritori – attualmente spenti perché necessitano di manutenzione – sono stati scelti dalla Regione Lazio per essere ammodernati. La decisione di rimetterli a nuovo è stata presa quasi un anno e mezzo fa, attraverso l’individuazione degli impianti necessari a smaltire soprattutto i rifiuti indifferenziati di Roma. Il 19 giugno scorso, l’assemblea dei soci di una delle due aziende che gestiscono gli impianti, EP Sistemi, (partecipata al 40 per cento dalla municipalizzata Ama e al 60 per cento dalla Regione attraverso LazioAmbiente) ha deliberato la necessità di effettuare l’ammodernamento di una delle due ciminiere. L’obiettivo è quello di bruciare a Colleferro gran parte dei rifiuti provenienti da alcuni dei Tmb (trattamento meccanico biologico) capitolini, per diminuire il numero di viaggi verso altre regioni italiane o Paesi esteri.

Dopo queste disposizioni, la protesta si è ravvivata con grandi manifestazioni di piazza (una l’8 luglio, l’altra il 18 novembre), una serrata dei commercianti e un presidio sotto gli impianti che prosegue da quasi due mesi. A inizio dicembre un trasporto eccezionale con i materiali necessari alla ristrutturazione è stato costretto a far retromarcia perché si è visto la strada sbarrata da oltre duecento persone e dal sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, che indossando la fascia tricolore si è steso sull’asfalto per impedire il passaggio del camion diretto agli inceneritori. Un’azione di opposizione fisica alle politiche calate dall’alto che ha di fatto fermato, almeno per il momento, l’arrivo di altri carichi.

Aumenta invece il viavai di persone che passano al presidio per portare la propria solidarietà, per partecipare alle riunioni, ai laboratori di creatività, o anche solo per stare insieme e ascoltare un concerto, una lettura di fiabe. O magari per imparare a lavorare a maglia abbellendo così l’albero di Natale fatto di pezze di lana.

Tra un’iniziativa e l’altra i cittadini riuniti in assemblea hanno deciso di passare insieme anche il Capodanno. Sotto il gazebo bianco la sera del 31 dicembre una quarantina di persone ha condiviso ceci, lenticchie e formaggio, bruschette e salame, chiacchiere e vino. Tanti cittadini si sono poi uniti al countdown di mezzanotte del presidio e hanno brindato al “nuovo anno di lotta”. “C’è un’aria cupa che nuoce ai polmoni, ma nonostante ‘sta nera brezza voglion bruciare altra monnezza” canta Rifiutiamoli, che per l’occasione si è riunito in coro e ha intonato, sulle note di ‘Ma mi’ di Giorgio Strehler e Fiorenzo Carpi, rime che raccontano la storia della Valle del Sacco e gli oltre quaranta giorni di presidio. E dopo trenino, balli e karaoke è tempo di bilanci. “Dobbiamo essere contenti del risultato che abbiamo ottenuto perché abbiamo già vinto – dice Alberto, una delle voci della protesta -. Questi inceneritori non saranno riaccesi ma la cosa di cui dobbiamo andare più orgogliosi è quanto abbiamo costruito qui, al presidio permanente dello Scalo, che è diventato luogo di aggregazione, discussione e attività”. “Un modello per molti- fa eco Ilaria, anche lei attivista – perché in tanti ci segnalano come Rifiutiamoli stia stimolando molte lotte e tanti conflitti ambientali sparsi in tutta la penisola”.

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E Rifiutiamoli appare così. Un avamposto culturale, sociale e politico. Culturale perché, attraverso laboratori creativi e momenti di lettura dedicata ai più piccoli, sta tentando di rispondere alla domanda di spazi e momenti di riflessione collettiva, di condivisione di saperi, di scambio tra generazioni. Spazi che mancano a Colleferro, come in tante altre province italiane. Sociale, perché il presidio di Colleferro Scalo è diventato luogo di aggregazione e incontro, anche tra culture e religioni diverse. Il tè è spesso offerto dalla comunità islamica, che ha mostrato fin dal primo giorno il proprio sostegno alla causa. Politico, perché l’assemblea permanente continua a chiedere, anche a Capodanno, un ribaltamento delle logiche che sostengono l’attuale ciclo dei rifiuti, della Regione Lazio e non solo.

Inceneritori, discariche, Tmb, vengono considerati dai cittadini in presidio residuati di un tempo dei veleni ormai trascorso, che non si vuol far tornare. Il tempo del “mostro”, come Tiziano chiama le due ciminiere che sovrastano lo Scalo, il suo quartiere. Un mostro che al presidio sta assumendo le fattezze del Minotauro e dell’Idra, modellate con scarti di riciclo dalla fantasia e dalle mani di Riccardo, che in tuta bianca tutti i giorni scolpisce i demoni che gli abitanti della Valle del Sacco stanno cercando di allontanare: veleni, fumi, malattie.

Il presidio di Colleferro Scalo è un esperimento che promette di durare finché dalle istituzioni non arriveranno segnali certi sulla chiusura degli impianti. Un esperimento custodito da una popolazione che ha deciso di non essere sacrificabile. E di voler ridare dignità al territorio gridando, anche il primo giorno dell’anno, Rifiutiamoli.

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