il Salto – Blog di transizione

Tiziana Barillà

“E se dai pazzi nascesse l’alternativa?”. Il 18 novembre a Roma: Potere al popolo

Sempre il 18 novembre e sempre a Roma, ma non al Brancaccio. Dopo l’annullamento reso pubblico da Anna Falcone e Tomaso Montanari, a convocare un’assemblea per la costruzione di una lista popolare ci hanno pensato – in quattro e quattro otto – i militanti dell’Ex Opg di Napoli. Ironia della sorte, proprio quell’Ex-Opg cui il 18 giugno scorso era stata negata la parola sul palco – e le cui proteste hanno riempito per giorni il dibattito tra, come al solito, attaccanti e difensori.

Dal Brancaccio…

La convocazione per questa assemblea arriva mentre volano gli attacchi della “società civile” contro i partiti, accusati di egoismo e miopia. E mentre alcuni di quei partiti – Sinista Italiana, Possibile e Mdp – provano a recuperare il recuperabile, rilanciando con tre week end di mobilitazione.

Insomma, l’Alleanza popolare per la Democrazia e l’Uguaglianza si è sciolta ancor prima di prendere forma. E l’appello accorato delle Cento Piazze al “leader dell’Alleanza” suona più come una conferma che come una speranza. Del resto, a respirar bene l’aria che tirava in quel 18 giugno, gli ostacoli verso l’arduo compito di unire la Sinistra intera si cominciavano a mostrare già nelle sue primissime file. Dove sedeva, tra l’altro, nientemeno che Massimo D’Alema nelle sue nuove vesti di oppositore a quel Partito Democratico del quale è stato a lungo e a fondo parte attiva, importante e responsabile.

Costruire un’alternativa alle politiche adottate (anche) dal PD o mettere in piedi un fronte di opposizione a Matteo Renzi? Forse, tra le numerose e frastagliate realtà di quel – partecipato e bel – teatro questa domanda non è stata mai posta fino in fondo. Finché, a rompere la confusione che regna tuttora sovrana, è arrivato Piero Grasso. L’ingresso dell’ex presidente del Senato in questo percorso ha avuto più o meno l’effetto di un elefante che entra in un negozio pieno zeppo di cristalli. Da quel preciso istante qualcosa è cambiato: per qualcuno il suo rassicurante arrivo ha rappresentato le certezze di un “padre” responsabile. Per qualcun altro, la goccia che ha fatto traboccare il vaso già colmo delle presenze ingombranti dei Massimo D’Alema & co.

Eppure il Brancaccio doveva essere qualcosa d’altro di una piccola saletta con alcuni delegati alla negoziazione per una lista elettorale. Eppure il Brancaccio era – o voleva essere – uno spazio comune, il terreno della convergenza per “una Sinistra unita, in un progetto condiviso e in una sola lista. Una Sinistra di popolo – recita ancora l’appello di giugno – non può che nascere dal popolo”.

Su questo sono d’accordo tutti, almeno sulla carta.

…al Teatro Italia.

“Abbiamo deciso di candidarci. Nessuno ci rappresenta: facciamolo noi”. In un video di pochi minuti, girato alla meno peggio, l’Ex Opg-Je so’ pazzo decide di rendere pubblica la decisione presa nell’assemblea appena conclusa. L’Ex Opg, per chi non lo sapesse, è uno spazio occupato dai militanti di Je so’ pazzo, nel cuore di Napoli, rione Materdei. In un ex ospedale psichiatrico perciò, dicono: “In un mondo dove la normalità è fatta di disoccupazione, precarietà, discriminazione razziale e di genere, vogliamo dichiararci pazzi”.

Non sono politici di mestiere e non hanno niente da perdere, si rivolgono a tutta l’Italia e si chiedono: “Perché non possiamo sognare?”
L’appello di Potere al Popolo – di maoista memoria – sembra una dichiarazione di guerra al cinismo. Non sono “grillini”, non sono “vaffanculisti”. Anzi, “siamo stanchi di tutte le cose un poco a sinistra“. All’assemblea con inizio previsto per le 11 di mattina del 18 novembre, al Teatro Italia della Capitale, prenderanno parte centinaia di persone e soggetti già attivi e operativi sul territorio italiano: precarie e precari, migranti, spazi sociali e realtà che praticano mutualismo ogni santo giorno. In breve, un pezzo di quei movimenti di questo paese che siamo abituati a vedere solo nelle piazze e nei momenti di maggiore conflitto. Un pezzo di quella politica del fare – direbbe Matteo Renzi – che fa per davvero. Ma che, in questi anni, ha fatto sempre più in solitudine e sempre più in isolamento.

La chiamata, per una volta, è popolare. E di sinistra. Partita dal basso, per usare una di quelle espressioni in cui ormai anche tanta sinistra non crede più. Così, su un evento Facebook rischia di essere costruita davvero la lista alternativa per le prossime elezioni politiche previste in primavera.

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