il Salto – Blog di transizione

Alexander Ricci

Perché Martin Schulz sta perdendo le elezioni in Germania

In Germania sono tutti d’accordo: a due mesi di distanza dalle elezioni politiche, le chance di vittoria di Martin Schulz e del Partito socialdemocratico tedesco (Spd) sono ridotte all’osso. Angela Merkel vede all’orizzonte il suo quarto incarico da Cancelliera federale. Un record condiviso soltanto con l’ex leader dell’Unione cristiano democratica (Cdu), Helmut Kohl, l’uomo della riunificazione tedesca.

Secondo gli ultimi sondaggi, la Cdu e l’Unione cristiano sociale (Csu, declinazione della Cdu in Baviera) viaggiano intorno al 38%, mentre la Spd raggiunge un magro 25%. A seguire, in ordine discendente, ci sono il partito della sinistra radicale, Die Linke (10,5%), la destra dell’Alternativa per la Germania (Afd), il Partito liberale (Fdp) e i Verdi (6,5).

Eppure, 7 mesi fa, a inizio 2017, tutti parlavano del così detto “effetto Schulz”. Nominato Segretario generale del Partito con il 100 per cento delle deleghe nazionali, l’ex Presidente del Parlamento europeo era stato dipinto come il “redentore” della Socialdemocrazia tedesca.

Al tempo, anche i sondaggi avevano restituito un quadro ben diverso da quello odierno: quello tra Schulz e Merkel sarebbe dovuto essere un testa a testa all’ultimo respiro. Per non parlare dell’entusiasmo della base della Spd. Oppure, delle proiezioni che erano state fatte in termini di ricaduta sullo scacchiere europeo. Sui social, il leader originario di Aquisgrana veniva ritratto con lo stesso stile “fumetto” di Obama nel 2008; il tutto abbinato allo slogan provocatorio e canzonatorio: “Make Europe Great Again” (#MEGA).

Poi, (più di) qualcosa è andato storto.

Perdere aiuta a perdere

Innanzitutto, tra febbraio e maggio 2017, sono arrivate le sconfitte nei länder Saar, Schleswig-Holstein e Nord Reno-Westfalia. Un domino scientifico-elettorale senza precedenti. Se le prime due battute d’arresto potevano passare “inosservate”, quella del Nord Reno Vestfalia – la regione della Ruhr e la più popolosa del Paese – no. Per intenderci, qui, una sconfitta della Spd equivale a quella di una sinistra nostrana in Emilia-Romagna, Umbria e Toscana.

Schulz, da ex aspirante calciatore, sa bene che “vincere aiuta a vincere”. E che, senza gioco di squadra, non si va lontano.

Schulz senza amici?

In secondo luogo, c’è stata la non-evoluzione del contesto europeo. Le elezioni in Olanda e Francia verranno ricordate come la vittoria dell’ordine istituzionale sul populismo di destra. Ma il dato che conta per le chance di vittoria della Spd in Germania è un altro. Nei Paesi vicini, governano (o governeranno, visto che in Olanda dopo 135 giorni non c’è ancora un esecutivo) forze che considerano Angela Merkel un punto di riferimento.

Dopo la vittoria alle Presidenziali francesi a maggio, è mancato poco che Macron non volasse a Berlino ancor prima di instaurarsi all’Eliseo. Il 13 luglio i Gabinetti di Governo di Francia e Germania si sono incontrati a Parigi per trovare un’intesa sull’Unione di difesa europea.

Insomma, il sostegno interno da parte dei francesi (soprattutto, in termini di opinione pubblica) alle riforme di Macron (soprattutto, la riforma del mercato del lavoro) dipende dalle aperture di Merkel a livello europeo. E se è vero che Macron, in teoria, sarebbe in linea con Schulz su molti aspetti (in una recente visita a Parigi, Schulz ha detto che “la Germania non può dettare i compiti ai propri partner europei” e che “Berlino è responsabile della mancata soluzione della crisi europea”), è probabile che il Presidente francese preferisca fare la corte a Merkel. Alla luce dei sondaggi tedeschi, sarebbe rischioso appoggiare apertamente il candidato socialdemocratico. Come dire: al di là delle vicinanze ideali e ideologiche, c’è il calcolo razionale delle aspettative e degli interessi.

Ma Martin ci ha messo anche del suo. Più nel dettaglio, da gennaio ad oggi, da un punto di vista comunicativo e comportamentale, la caduta di Schulz si è articolata in tre fasi distinte.

Un uomo di Bruxelles a Berlino

La prima è quella della “moderatezza dei toni e radicalità dei contenuti”. Per certi versi, Schulz è entrato nella politica nazionale come se fosse ancora Presidente del Parlamento europeo – mai una parola di troppo nelle interviste, ritmo lento e battute sobrie. Ma il messaggio era chiaro: “in Germania serve più politica sociale“.

Tanto che, per un breve periodo, sembrava possibile un dialogo con la Die Linke e i Verdi. Il tutto, in funzione di una futura alleanza di governo (descritta dai media e nelle discussioni social come #R2G).

Dalla sobrietà all’agitazione 

La seconda fase, il cui inizio è coinciso con le sconfitte regionali, può essere invece definita come la fase del “blocco” e dell'”agitazione”. A fronte dei primi risultati elettorali e agli occhi dei media, la sobrietà iniziale è infatti diventata, per alcuni, sintomo di “incapacità”.

Le sconfitte hanno poi portato agitazione e dubbi fra i membri della Spd: dipingere la Germania come un Paese malato ha veramente senso? Ed ecco che, lentamente, i temi sociali sono scivolati in secondo piano, mentre sono aumentati gli attacchi diretti ad Angela Merkel. Ma il Cancelliere ha fatto letteralmente correre a vuoto Schulz.  Fino al punto in cui, il leader della Spd ha rinfacciato a Merkel di non discutere del merito delle questioni e di minare il processo democratico.

Tenere la barra dritta

Infine, la terza fase: quella della “disperazione”. Molti media tedeschi sostengono che il programma elettorale della Spd non si differenzi abbastanza da quello della Cdu. Non è così. Leggendo i testi dei documenti, si può verificare che, i Socialdemocratici spingono di più per politiche sociali interne e per riforme progressiste a livello europeo.

Ma il punto è un altro: Schulz non sta seguendo una linea precisa nella sua campagna elettorale. Dopo essere stato a Parigi per parlare di economia europea una settimana fa, oggi è in Italia per puntare tutto sulla “crisi dei rifugiati”.

Secondo il leader della Spd, la Germania sarebbe di fronte a una nuova emergenza arrivi, simile a quella del 2015. Al di là della correttezza della diagnosi, l’immagine che arriva al pubblico è quella di un politico alla ricerca di appigli, un po’ ovunque. E mentre Schulz continua ad affannarsi sul ring, Merkel, in silenzio, schiva i colpi. E punta a una vittoria ai punti a settembre (nel libro Europa tedesca, Ulrich Beck, noto sociologo tedesco scomparso recentemente, ha definito il Cancelliere tedesco come “Merkiavelli“, proprio alla luce del suo atteggiamento attendista).

Tutte le differenze con Jeremy Corbyn

Eppure, anche Jeremy Corbyn, Oltremanica, era dato per spacciato a due mesi dalle elezioni politiche del maggio scorso. Molte persone si chiedono di conseguenza, se non sia possibile un recupero lampo da parte di Schulz, dopo le vacanze estive. Sono due le considerazioni da fare. Una è legata alla dimensione politico-organizzativa, l’altra a quella delle aspettative.

Da un punto di vista organizzativo, Corbyn ha condotto la sua prima campagna elettorale dopo due anni da Segretario di partito, sulla base di un rapporto consolidato con la base, l’appoggio del sindacato e di un movimento largo che ha trovato il suo ariete nel movimento interno al Labour, Momentum. Da un punto di vista politico invece, Corbyn ha individuato una frattura precisa da cavalcare: quella sociale e di classe, abbinata a un posizionamento netto sul tema chiave della Brexit (anche se tutt’oggi, il Labour è diviso sulla questione, da un punto di vista comunicativo, Corbyn ha mantenuto una posizione chiara). Su entrambi i fronti, Schulz è deficitario: non può contare sullo stesso afflato democratico interno (l’aumento delle sottoscrizioni alla Spd non è paragonabile, in termini numerici, a ciò che è avvenuto nel Labour), tanto meno ha una linea precisa, radicale o moderata che sia.

La seconda considerazione, riguarda le aspettative e necessità l’esplicitazione di un dato di fatto e di una verità politica allo stesso tempo: Corbyn ha vinto le elezioni politiche, perdendole. Un po’ come il Movimento5Stelle in Italia, nel 2013. In prospettiva infatti, se al recupero elettorale del Labour si aggiungono le divisioni tra i Conservatori sulla Brexit, la maggioranza risicata nel Parlamento e le proiezioni recenti dei sondaggi (Corbyn è in testa), il risultato del Labour equivale a una vittoria.

Cosa c’entra con la campagna elettorale tedesca e con Schulz? Nel mondo del calcio italiano esiste un detto: “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Ecco, a differenza di Corbyn, la Spd e Schulz, dopo tre legislature all’opposizione, non si possono permettere nient’altro che il primato. Peccato che, per il momento, sembra un obiettivo impossibile.

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