il Salto – Blog di transizione

Martina Di Pirro

Un tè e un libro alla Pecora Elettrica, per dare forma e sostanza al tempo di vita

Se Philip K. Dick nel suo “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” avesse conosciuto questo angolo di Centocelle, in via delle Palme 158, e avesse posato gli occhi sui liquidambar che costeggiano la strada antistante, probabilmente avrebbe sentito ancora più forte la malinconia di una terra morente. Immaginiamo che l’umanità, a stento sopravvissuta ad un olocausto nucleare che ha decimato la vita animale e vegetale, invece di fuggire lentamente su Marte, avesse potuto scegliere dove ripararsi dalla polvere radioattiva che causava mutazioni genetiche, certamente La Pecora Elettrica sarebbe stato il luogo perfetto per salvarsi.

Odore di caffè, comodi divani, 14 metri di pecore non allineate e non omologate lungo le pareti disegnate dalla street artist Claudia Romagnoli, eventi culturali serali che spaziano dai reading teatrali, alla presentazione di progetti e spettacoli musicali.
E poi libri. Scaffali pieni di libri, mensole piene di libri, in una giostra di incastri perfetti che incorniciano tutto il locale. Entrando dalla porta principale, è chiaro come i robot umanoidi descritti nel libro di Philip K. Dick da cui il locale prende il nome, vengono sostituiti da un’umanità di quartiere che si incontra mentre sorseggia te e tisane, in un luogo che non è consumo ma scambio.

“Una scommessa – dice Danilo Ruggeri, uno dei titolari del locale – che abbiamo fatto non con poche difficoltà. Ogni libro che c’è qui, ogni casa editrice, ogni oggetto, è scelto con cura e attenzione giornaliere.”
Emblematicamente dunque il nome richiama un coraggio: quello di inserirsi in una periferia in espansione e creare, attraverso la lettura, l’arte e il buen vivir, un luogo in cui fare rete. Un luogo in cui ogni passante possa sentirsi meno solo all’interno di un mondo che cambia in continuazione e che favorisce troppo spesso logiche consumistiche, sottraendo tempo al dialogo e al reciproco confronto.

La Pecora Elettrica non è solo una libreria in cui le case editrici indipendenti trovano il loro habitat perfetto, a scapito, per una volta, della grande distribuzione, non è solo un luogo in cui è facile incontrare musicisti che provano pezzi nuovi e scrittori che immaginano la loro prossima opera, ma è anche e soprattutto una forma del tempo. Quel tempo prezioso che la fretta frenetica del vivere quotidiano dimentica tra gli scaffali polverosi degli uffici e delle cose da fare. Quel tempo che, a causa delle nuove tecnologie digitali, le reti telematiche e Internet, viene ogni giorno compresso e annullato riducendo il mondo ad un’unità complessa in cui le prospettive di vita appaiono instabili, come instabili appaiono i posti di lavoro e le società che li offrono, i quartieri e gli spazi.

“L’idea principale è quella di fare rete con le realtà del quartiere, – continua Danilo Ruggeri della Pecora Elettrica – di concentrare l’attenzione sulla periferia della metropoli e non sul centro storico. Anche se, in seguito all’estensione dei confini urbani di Roma, Centocelle non può più essere classificato come un quartiere di periferia, eppure la sua marginalità lo rende un luogo che presenta caratteristiche uniche, quasi un laboratorio sociale. Prima fra tutte la mescolanza socio-culturale degli abitanti storici con i nuovi residenti spesso di origine straniera”.

Una rete, quindi, che comprende una rosa di possibilità: dalle battaglie ambientali, come quella di unirsi alle voci che richiedono la bonifica del parco archeologico di Centocelle e salvarlo da rifiuti interrati, discariche ed insediamenti abusivi, all’accoglienza come pratica quotidiana, tenendo le porte aperte a tutti e tutte proprio nell’epoca del decreto Minniti-Orlando, che crea muri e innalza barriere di confine, ai racconti degli abitanti del quartiere durante una serata di letture.

 

Una rete che si estende ad un altro progetto altrettanto ambizioso: quello delle Librerie di Roma. La Pecora Elettrica, infatti, fa parte di quei 40 librai vincitori di un bando regionale per le reti di impresa che permetterà alle librerie coinvolte di diffondere la lettura in città tramite la possibilità per gli utenti di consultare un’unica banca dati di titoli e fare acquisti su un sito e un’app dedicati. Un network che tiene fuori i nomi della grande editoria, e raccoglie le forze, la creatività e lo slancio di 40 piccole librerie indipendenti della capitale.

Uno dei network più estesi d’Europa, ispirato al modello francese di Paris Librairies, che consentirà di arrivare con consegne a domicilio anche ai lettori anziani e disabili, di monitorare in tempo reale, e comunicare in pochi secondi, se un testo è reperibile e in quale esercizio si trova, di socializzare l’esistenza di altre librerie indipendenti in qualsiasi zona di Roma.

Insomma, dicevamo, se Philip K. Dick, nel suo “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, avesse conosciuto questo angolo di Centocelle, in via delle Palme 158, probabilmente si sarebbe seduto a sorseggiare un caffè o a bere del buon vino rosso biologico, circondato da libri scelti e persone accoglienti, con della musica di sottofondo, la terra certamente non gli sarebbe apparsa uno spazio così inospitale e morente, dopotutto.

 

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