29/12/2017 David Tozzo*

I cattolici ultraconservatori contro Papa Francesco. Chi lo attacca e perché

«Il clericalismo nella Chiesa è un brutto male che ha radici antiche e ha sempre come vittima “il popolo povero e umile”: non a caso anche oggi il Signore ripete agli “intellettuali della religione” che peccatori e prostitute li precederanno nel regno dei cieli»

«(bisogna) superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti e delle piccole cerchie che in realtà rappresentano – nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni – un cancro che porta all’autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano […] Fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti»

Questi durissimi attacchi, rispettivamente del dicembre scorso e del dicembre ancora in corso, alla curia della Chiesa cattolica, sono stati sferrati dalla stessa persona: Jorge Mario Bergoglio. La massima carica dell’istituzione da lui attaccata tanto appassionatamente. Una passione che i suoi nemici arci conservatori e ultra fondamentalisti fuori e dentro la curia vorrebbero emulasse quella di Cristo, con tanto di crocifissione ma senza resurrezione. Senza remore.

Fin dall’elezione a pontefice come Papa Francesco, questi è stato fatto oggetto dell’odio più acceso e astioso da parte dei più tradizionalisti all’interno della curia e dei commentatori cattolici esterni più o meno qualificati, meno o più ammanigliati coi primi. Alcuni attacchi, come da ultimi quello al presepe donato da artisti di secolare tradizione napoletana – definito ‘antipresepe’ in quanto troppo aderente al mondo reale, al vero – o quello dello scrittore Antonio Socci, che in un post Facebook ha osato definire il Papa della Chiesa Cattolica, letteralmente, un comiziante ossessionato ignorante e banale, ebbene alcuni di questi attacchi ad alzo zero, virulenza inusitata e cadenza quotidiana vengono riprodotti e diffusi dai media mainstream, altri come l’auspicio di un ‘miracolo di morte’ affinché Dio faccia un miracolo e ammazzi il Papa (come auspicato in un’intercettazione di ottobre 2015 da Monsignor Luigi Neri), o l’accostamento di Bergoglio al demonio come schiavo, di Satana (da parte di João Scognamiglio Clá Dias, in un video che lo immortala davanti a uno stuolo di divertitissimi sacerdoti), potete invece leggerli qui sul Salto.

Nella più recente parte del pontificato Francesco ha dovuto fronteggiare critiche accesissime al suo indirizzo pastorale, dai celebri ‘dubia’ dei cardinali conservatori sino alle più recenti accuse di eresia, il tutto di certo fomentato dalla sua continua, inesausta innovazione dottrinale, che potrebbe vedere nell’arco del 2018 l’apice dello scontro frontale, e forse in qualche misura finale, tra papa Francesco e la curia conservatrice, mai così ostile a un pontefice, leader infallibile e indiscusso della Chiesa, eppur discusso e da far fallire, ad ogni costo, anche il più estremo.

La previsione sui tempi è dettata dai tempi stessi: stringono, sempre di più, per la curia conservatrice che per decessi al suo interno (ultimo, questo scorso 20 dicembre, Bernard Francis Law, cardinale di quel “Caso Spotlight” miglior film agli Oscar 2016) e accerchiamento dall’esterno va restringendosi come un cappio: una settimana fa Bergoglio ha assegnato 14 cardinali a membri di vari dicasteri, e oramai vede consolidandosi una solida maggioranza cardinalizia dalla sua parte, provando a preparare non tanto per sé quanto per la Chiesa, quando lui non sarà più papa, tramite voti che mettano in cassaforte l’elezione di un nuovo papa progressista, un domani, al riparo dall’ostilità all’innovazione, al rinnovarsi.

Per trovare un’ostilità di simile intensità a un pontefice bisogna tornare a Paolo VI, che fu l’epicentro dello scontro attorno (dentro) il Concilio Vaticano II, che papa Montini pronunziò il 29 giugno del ’72, durante le solenni celebrazioni dei Santi Pietro e Paolo, patroni della città di Roma di cui era vescovo: “Da qualche fessura, il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio”.

In questo caso, da qualche fessura è entrato, per subito allargarla e fare entrare aria del tutto nuova nella Chiesa, Jorge Mario Bergoglio, forse sottovalutato nel suo afflato riformatore-rivoluzionario e che invece sta in maniera decisa e forse decisiva per il ‘destino’ (proprio à la castigliana, sua lingua madre, ovverosia ‘direzione’) della confessione cristiano-cattolica.E non è entrato con fare reverenziale – d’altra parte ne è stato eletto reverendissimum dominum maximum – bensì a spron battuto, a gran voce, talmente grande che non solo pare star riecheggiando e risvegliando in ogni dove nel pianeta ampie fette di credenti sopiti, ma altresì a voce talmente grande, alta, che i sussurri cospiratori da sempre sussurrati nelle stanze della curia, si sono “dovuti” intensificare per sentirsi tra loro e armare, armando per farsi udire anche all’esterno il quarto potere, i media.

Inequivocabilmente e intenzionalmente Bergoglio sta dando l’assalto a tradizioni durissime a morire in un’istituzione in cui egli sta soffiando nuova vita che piaccia o meno, che vi si concordi o meno ineludibilmente nuova.

Scopri come sostenere il Salto

E si presta a sdoganare un falso conclamato, colpevole e complice di sedicenti chi denunzia il Papa come eretico, satanico, peronista, guevarista – come se dalle nostre parti, oltre che dalle sue, non fosse un complimento – e manchevole in teoria e teologia laddove invece ci pare che il suo messaggio d’aggiornamento del messaggio stesso, unitamente all’apertura e ampliamento della platea di destinatari, in particolare i pezzenti, i poveri, i poverissimi e i poveracci, sia di per sé degno di essere comunicato, indegno di essere condannato come antipapale, così come, da laici, come papale. Nessuna condanna. Semmai un po’ d’autocritica, a sinistra, per come parte della sinistra laica (chi scrive è un laico di sinistra) sembra gelosa, e dunque a sua volta in qualche misura ostile, a Francesco.

Un piccolo miracolo, e una piccola gran buona cosa, a pensarci, è però il fatto che ad averlo cominciato ad attaccare sia stata una parte della sua casa (Chiesa), dal momento in cui l’ha aperta al resto del mondo multiversale e trasmigrante, soprattutto pensando al punto di vista di un’Italia che ha chiusa la legislatura senza riuscire ad approvare lo ius soli (che, ricordiamo, in realtà è “solo” ius culturae), battaglia di cui immediatamente ha preso il testimone lo stesso argentino che vorrebbero morto, e che invece è vivo e lotta insieme al mondo.

Ad occhio e croce, tra una parte della sua casa e una parte del nostro Paese, vince il resto del Mondo. E tra un’Italia che ha perso una volta di più, anzi non s’è neppure qualificata, inqualificabile, per Ius Soli e mondiali, magari i prossimi mondiali li vince l’Argentina. Si può tifare o meno per lui, parteggiare per altre squadre o giocare in altri campionati, ma di certo Jorge è un fuoriclasse, e se parte della sua squadra è gelosa è un buon segno, un bene per la squadra stessa e per tutti quelli che sono allo stadio e che stanno al mondo, per i ‘mondiali’, cioè noi, tutti noi, laici e non, liberi di credere e di non.

* Sostenitore “attivo” de il Salto, autore de “il Papa laico” (Edizioni Efesto, 2017)

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
https://www.ilsalto.net/papa-francesco-attacchi-critiche/
Twitter