il Salto – Blog di transizione

Marina Zenobio

Il marchio anti-pirateria dei venditori ambulanti. A Barcellona nasce “Top manta”

Nella Barcellona ferita dal terrorismo, e alle prese con il referendum per l’indipendenza, la vita continua. Anche per i manteros, i venditori ambulanti. Cinquecento di questi – per la maggior parte migranti africani provenienti da Senegal, Sierra Leone, Mauritania e Mali – si sono organizzati. E, con il sostegno di diverse realtà solidali, hanno dato vita a un loro marchio anti-pirateria. Anche perché, quando si tratta di fermali e arrestarli per la vendita di merce contraffatta la Guardia Urbana e i Mossos de Esquadra non sono poi così gentili con i manteros. Così, per uscire dall’impasse, i 500 si sono prima costituiti in un Sindacato popolare, una struttura organizzativa che – secondo i promotori – non è solo di rappresentanza legale ma punta sopratutto al riconoscimento sociale dei e delle migranti, in particolare dei venditori ambulanti. Poi, il secondo passaggio è stata la fondazione di una cooperativa di inclusione sociale e vendita di servizi, la DiomCoop, fortemente voluta anche dal governo locale guidato da Ada Colau e appoggiata da associazioni antirazziste come “Tras la manta” e “El espacio del inmigrante”. L’ultimo passo è stato quello di creare, nel rispetto del mercato e dei marchi, un logo tutto loro, “Top manta”, così i venditori ambulanti non potranno più essere perseguiti per pirateria commerciale e violazione dei diritti di proprietà industriale dalle grandi case produttrici come Nike, Gucci o RayBan per citarne alcune.

«Sulla coperta dove i venditori ambulanti poggiano le loro merci, entra il mondo intero», scrive l’economista Alejandro Nadal su SinPermiso. «Se si osserva con attenzione si può intravedere l’odissea dei migranti e dei “sin papeles”, incarnazione di uno dei fenomeni demografici più importanti del nostro tempo. Si può anche riconoscere il tragico dramma che si cela dietro il potere del mercato, dei grandi conglomerati che sfruttano brutalmente i lavoratori e abusano dei consumatori. Infine, su quella coperta c’è la trama di quella che è stata definita la globalizzazione dei mercati». Nel mondo sono migliaia i migranti che, per trovare una forma di sopravvivenza, diventano venditori ambulanti. A Barcellona vengono chiamati comunemente manteros per via della coperta che utilizzano per offrire i prodotti in vendita, ma che serve anche per raccoglierli rapidamente e scappare quando si avvicina una retata della polizia. Arresti e detenzioni abusive sono all’ordine del giorno perché la maggior parte degli oggetti in vendita (scarpe sportive, magliette, borse o occhiali) sono considerati “prodotti pirata” o “contraffatti” dato che pur non essendo originali riportano il marchio di grandi multinazionali. «Tuttavia – commenta ancora Nadal – in molti casi sono prodotti identici a quelli prodotti dal fornitore ufficiale della Nike in Cina, che la mattina assembla i prodotti originali e nel pomeriggio assembla i prodotti destinati a una nicchia molto particolare del mercato, quella della merce definita pirata».

Il tema della pirateria è naturalmente legato a quello dei marchi commerciali, la facciata più visibile del potere di mercato dei grandi conglomerati e delle loro catene di valore multinazionale. Le barriere all’entrata di nuovi competitori è fondamentale nella distorsione delle strutture competitive e conferisce un potere sproporzionato alle imprese dominanti. Il sistema dei marchi, del prodotto firmato spesso rincorso dai consumatori, è un sistema mondiale ed è incluso negli accordi dell’Organizzazione mondiale sulla proprietà intellettuale e dell’Organizzazione mondiale del commercio. È un’arma per il consolidamento di strutture di mercato oligopolistiche e dà enorme potere ai grandi conglomerati multinazionali che sfruttano tanto la manodopera quanto i consumatori.

Con il loro logo “Top Manta”, regolarmente registrato, i venditori ambulanti di Barcellona non risolveranno certo il problema dello sfruttamento globale, ma potranno acquistare all’ingrosso merci “anonime”, per ora magliette e scarpe, sulle quali prima della vendita potranno apporre il loro logo. Il simbolo di “Top Manta” rappresenta una coperta sollevata agli angoli che evoca la silhouette di una scialuppa, come quella con cui molti di loro hanno attraversato il mare per arrivare in Europa. «È un marchio per respingere il razzismo e la violenza», ha dichiarato Aziz Faye, uno dei portavoce del sindacato. Lo slogan che accompagna il logo di “Top Manta” è carico di messaggi politici applicabili alla lotta di milioni di donne e uomini in tutto il mondo: «Sopravvivere non è un crimine».

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