08/02/2018 Ilaria Bonaccorsi

Nessuno può “azzerare” la piazza antifascista

Azzerare tutte le manifestazioni. Anzi «azzerare il rischio di ritrovarsi dentro divisioni o possibili violenze che non vogliamo». Non ha capito il buon sindaco Pd di Macerata, Romano Carancini, che dentro le divisioni o le possibili violenze c’è già stato. Ci si è trovato catapultato nei giorni scorsi quando la sua città ha vissuto violenze a catena, risultato di divisioni malate che rischiano di far perdere non solo il senso ma il senno, e che ci si troverà anche oggi che arriva Matteo Salvini nella sua terra, in mezzo a violenze e divisioni. Forse non fisiche, non pazze al modo di Luca Traini o di Innocent Oseghale, ma violenze e divisioni comunque.

Un’unica piazza avrebbe riconciliato forse, certo avrebbe tentato. In un’unica piazza i toni sarebbero stati diversi, non più bassi come chiede Matteo Renzi, ma più alti e più larghi, e più profondi. C’è un’unica piazza che il sindaco Pd Carancini avrebbe potuto regalarci per ri-costruire l’immagine di un “superamento” di quelle divisioni malate, forse anche della violenza pazza. Quella di sabato prossimo, 10 febbraio. Quella contro ogni fascismo, ogni razzismo, per la democrazia. “Per restare umani”, hanno scritto. Quella dove la gente è stata chiamata a raccolta per dire No a tutta la violenza e a tutte le forme pazze che di volta in volta questa assume: razzismo, fascismo, sessismo… E in effetti tutte le grandi organizzazioni avevano aderito: Anpi, Arci, Cgil, Libera… poi però per incanto o disincanto elettorale «i toni devono essere bassi, deve tornare la calma, bisogna imporre prudenza ed equilibrio» ha detto Matteo Renzi in una trasmissione televisiva mattutina mentre, facendo finta di non voler strumentalizzare la vicenda, strumentalizzava la vicenda. Lui ama l’Italia e abbassa i toni, gli altri alzano i toni, non amano l’Italia e coltivano l’odio. Alé, lui forza responsabile che chiede responsabilità, tutti gli altri a questo punto indistinti – dall’Anpi a CasaPound– irresponsabili uguali, se non desistono dall’idea di protestare contro la violenza.

Matteo Renzi ad Agorà: “Abbassare i toni”

Allora facciamo così, mettiamo al bando anche oggi, anche questo giovedì, tutti i manierismi più o meno terribili, di centro di destra di estrema destra e pure della finta sinistra… e diciamo a quelli che ci chiedono di non andare in quella piazza sabato prossimo, dal sindaco Pd Carancini al ministro degli Interni Minniti la cui minaccia “velata” la dice lunga (ieri ha dichiarato che: «Se questo non avverrà, ci penserà il ministro dell’Interno ad evitare tali manifestazioni»), di abbassarli voi i toni, di stare calmi voi, di essere prudenti voi. Anche equilibrati se volete. Perché noi invece non lo saremo, noi alzeremo i toni delle canzoni e delle poesie che racconteranno della non violenza e dell’antifascismo, che sono sinonimi per noi. Canteremo di chi è morto per la libertà, di chi è fuggito dalla morte, di chi ha resistito per anni a violenze ogni volta diverse. Noi la piazza la riempiremo anche per voi, anche per l’Anpi, per l’Arci, per la Cgil, per Libera, che inspiegabilmente comunicano «la sospensione della manifestazione nazionale del 10 febbraio come chiede il sindaco di Macerata». E anzi vi invitiamo tutti, voi dell’Anpi, dell’Arci, di Libera, voi lavoratori della Cgil, perché tutti conoscete sulla vostra pelle il valore della disobbedienza non violenta. Allora disobbedite, venite con noi. Venite a Macerata, saremo uniti, saremo di tanti colori. E forse quella piazza sarà più vera delle poche visite veloci in ospedale alle vittime delle istituzioni, sarà più forte delle conferenze stampa di CasaPound e certamente sarà molto più “curativa” del «farsi carico del dolore, delle ferite e dello smarrimento di una comunità» a cui ci richiama il buon sindaco Pd Carancini chiedendoci di desistere.

Ho sempre pensato che quando il malessere è grande, in particolare quando il malessere sembra esplodere su tutto e togliere la vista, non bisogna mai chiudere le situazioni, mai isolarle in luoghi angusti, mai soffocarle alla ricerca di una presunta normalità a cui tornare. Ma al contrario bisogna aprire, lasciare entrare l’aria, regalare un’altra angolatura, altri volti e altre parole. Perché invece di «farsi carico», bisogna “togliere la paura” che quella sia la verità umana. Divisioni e violenze. Che a scempio pazzo sia naturale rispondere con scempio pazzo. Inutile dirvi che ho trovato pazze anche le parole delle nostre istituzioni e dei nostri media, lo scrivo troppo spesso. Dai titoli di giornali alle dichiarazioni delle nostre istituzioni, tutto in un frullatore senza più senno che porta, ad esempio oggi, ad un Renzi «perplesso» di fronte al fatto che Forza Nuova pagherà un pool di avvocati a Luca Traini e al ministro degli Interni Minniti che dichiara apertamente e senza vergognarsi che lui un Luca Traini lo aveva previsto 10 mesi fa, quando ha pensato bene di ricacciare migranti in fuga dalla morte nei luoghi di morte.

Mi preme allora scrivere ancora una volta che quando si è in tanti, e si è diversi, e si è insieme, e lo si è per restare umani non per una parte ma per tutti, non c’è violenza possibile. Non ci può essere, e i violenti lo sanno. Ed è per questo che provano a fermare il movimento, è per questo che ci chiedono di “abbassare i toni”, perché nessuno senta la differenza dei nostri toni. E perché sono ancora convinti di poterli “azzerare”.

Ma non sanno loro, e mi è capitato di scriverlo qualche giorno fa in una prefazione a uno strano vocabolario #antifa (non me ne vorrà Stefano Catone se lo preannuncio) che “La nostra parte di umanità è irrinunciabile” per noi. E lo è a tal punto che nessuno la potrà azzerare.

 

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