il Salto – Blog di transizione

Raffaele Lupoli

Cara Gabanelli, il “fermiamoli a casa loro” è una manovra elettorale a spese dei migranti

Da una parte “i muscolari”, dall’altra le “anime belle”. A quanto pare, anche per Milena Gabanelli l’operato del ministro dell’Interno Marco Minniti rappresenta l’unica risposta possibile al “problema” dei migranti che arrivano nel nostro Paese. Ogni altra posizione è populista. “Non c’era alternativa, il mio sostegno al ministro Minniti è totale” dice a Radio Cusano Campus Gabanelli, e cita da un lato il “nastro trasportatore” rallentato grazie alle nuove regole e dall’altra l’accordo con la Guardia costiera libica. O si fa così, dunque, oppure le “ventate populiste” travolgono il paese e influenzano l’esito delle prossime elezioni politiche. “La gestione dei flussi è un problema come tutti gli altri, va governato con competenza”, e la giornalista che ha creato e condotto Report per anni, riconosce al titolare del Viminale le capacità giuste per risolvere il problema.

MODELLO ITALIA
Che cosa significhi questa “ordinaria gestione” lo apprendiamo dal vertice di Parigi sulle migrazioni, al termine del quale pare abbia prevalso proprio il “modello Italia”. Al centro, la procedura d’identificazione fatta su suolo libico e nei paesi confinanti, con l’impiego di militari e rimpatri immediati nei Paesi d’origine, e la concessione dell’asilo nei paesi di provenienza in base a liste vagliate dall’Unhcr. Nessuna possibilità per i cosiddetti “migranti economici” che, come ha confermato al vertice anche da Angela Merkel, non potranno far altro che rientrare in patria. E poi altri accordi come quello tra Italia e Libia, che il presidente Francese Macron ha definito “esempio perfetto” di ciò che i Paesi europei intendono mettere in campo.

Dunque pugno duro in casa e migranti fermati nei paesi di transito, dove un filtro decide chi debba arrivare sull’altra sponda del Mare Nostrum. La linea scelta dall’Italia e dall’Europa non convince molti addetti ai lavori e alcune associazioni si stanno mobilitando per reagire a un assetto che passa dall’ormai diffuso “aiutiamoli a casa loro” al “fermiamoli a casa loro”.

QUESTIONE DI SOLDI
Il vicepresidente dell’Arci, Filippo Miraglia, conferma l’impostazione “pre-elettorale” dell’esito del summit e fa notare come siano in realtà i soldi dati ai governi – vedi i 6 miliardi di euro alla Turchia – a fermare i flussi, senza che ci sia alcuna garanzia sul rispetto dei diritti delle donne e degli uomini in fuga. Poi spiega che l’individuazione di rifugiati in Libia con il trasferimento in Europa (e un ricollocamento che li distribuisca in tutti i Paesi ma del quale ancora non c’è traccia) riguarderà solo poche migliaia di persone rispetto ai milioni in movimento a causa di guerre, persecuzioni e disastri ambientali. Miraglia rilancia per questo l’appello Io preferirei di no, che chiama a raccolta “chi pensa che la fuga dalla guerra e dalla fame sia un diritto e l’accoglienza un dovere”.

ACCORDI CON LE MILIZIE
Ma i punti deboli dell’iniziativa assunta a Parigi, come evidenziato da più parti, non si fermano qui. Intanto, rispetto agli accordi con “la guardia costiera libica” c’è chi fa notare che di fatto non si tratta di un vero ee proprio corpo unitario, perché – spiega Fulvio Vassallo Paleologo della Clinica legale per i diritti umani di Palermo – “esistono vari comandanti che rispondono alle milizie locali, e spesso si tratta delle stesse milizie colluse con i trafficanti che hanno garantito finora la “sicurezza” degli impianti di estrazione di gas e petrolio”.

CHE NE SARÀ DEI RIFIUTATI?
Al di là delle preoccupazioni per il rispetto dei diritti umani, c’è poi il timore che, nelle more delle procedure di identificazione e di rilascio dello status di rifugiato, milioni di disperati possano concentrarsi nel Sahel attorno ai centri di identificazione dando vita a “jungle” come quella smantellata lo scorso anno a Calais, in Francia. E infine, c’è da chiedersi cosa ne sarà dei migranti economici? Centinaia di migliaia di persone, vistosi negato il permesso di attraversare il Mediterraneo, dovrebbero in teoria fare ritorno nel Paese di origine. Cosa accadrà a quelli che non lo faranno? Chi ci assicura che non si apra un nuovo mercato dei rifiutati?
Ma tutto questo non rientra nell’ordinaria gestione dei flussi. E soprattutto non influisce sulle campagne elettorali dei nostri leader. Come dice Gabanelli dunque, lasciamo che a preoccuparsene siano le anime belle, senza che però disturbino il manovratore.

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