il Salto – Blog di transizione

Ilaria Bonaccorsi

Brevi considerazioni sulla Sinistra dopo aver visto Avanti

Brevi considerazioni dopo aver visto Avanti, il docufilm di Lucia Senesi sulla Sinistra che c’è e non c’è più. Questo è un po’ il senso. Cosa c’era di sinistra: Gramsci, Pertini, Nenni… Cosa c’è oggi di sinistra: Monedero, Varoufakis e in mezzo giovani studenti che parlano di farsa. Di falsa farsa dei politici che parlano ma non fanno. Che inculcano ma non ascoltano, che lasciano la sensazione che nulla di quello che dicono verrà mai realizzato; e poi donne e uomini meno giovani che ricordano Nenni e Pertini. Che ricordano l’empatia e la rivoluzione, la libertà e la giustizia sociale, la fermezza della lotta, la perseveranza delle idee, quell’azione collettiva fondata sull’amore e sulla fiducia per il popolo.

Lucia Senesi, giovane studiosa, se ne va in giro per l’Europa tra il 2015 e il 2016, quando ancora tante cose non le avevamo viste ma pensavamo di aver visto tutto, a chiedere di Gramsci e di ciò che è rimasto. In Sardegna, in Spagna, in Francia, tra gli studenti romani.
Ma ora siamo alla fine del 2017 e sembra passato un secolo dai giorni ripresi dalla giovane ricercatrice. Sembra arrivato quel tempo che in Avanti è ancora lontano: quando il vecchio muore e il nuovo non riesce a nascere, ecco quello è il momento in cui arrivano i mostri… più o meno così diceva Gramsci. Siamo forse ai “mostri”? Siamo arrivati a quel tempo? Certo siamo nel tempo in cui il vecchio (i vecchi partiti, le vecchie ideologie…) è morto (dentro) ma il nuovo non nasce.

Quale nuovo? Cos’è il nuovo? Ce lo siamo detti un mondo di volte, questa sera lo leggevo nella Lettera che Francesca Fornario ha scritto a quelli del Teatro Italia (quelli di Potere al popolo). È conoscersi e riconoscersi, dice lei. È l’azione collettiva, è l’assenza di opportunismo e di opportunisti, scrive ancora. È nessuna distanza direi io, perché la distanza produce crisi. È il sentimento di un destino comune, dice Monedero a Lucia Senesi, ed è niente “mosche cocchiere” (direbbe Gramsci) ma semmai il contrario “mettiamo il pensiero nella realtà”, ci avrebbe esortato a fare Marx. Perché “la meta è immancabile”. Non la possiamo mancare. Non siamo capaci a non farlo. Insegnare a ribellarsi a chi ancora non lo sa fare, insiste Francesca e poi farlo insieme.

A volte il linguaggio è stanco, sembra sempre lo stesso, e questo stanca chi ascolta. È un rischio che dovremmo cercare di correre sempre meno. Come suonare o risuonare dentro veri? Veri come alcuni disegni in “Macerie prime” di Zerocalcare, veri come la lettera di Francesca, veri come il documentario Avanti di Lucia Senesi nel quale si vede tra gli altri Sandro Pertini dare la sua intepretazione della massima di Gramsci sul pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà. Sull’impossibilità, nel fondo, di essere pessimisti per lui. Veri come le lacrime di Sofia che io non capisco. E certi, fermamente certi, che “è possibile costruire un significato”, come ci ricorda Monedero.

C’è un sacco di “pensiero” di Sinistra in Avanti a cui non siamo più abituati. Ci hanno massacrato per trent’anni dicendoci che la politica deve “fare”, non pensare. Anche la politica di Sinistra. Pensavo invece che forse dovremmo tornare a “saper pensare”, e pensare bene. Così poi dopo le cose le “faremo” bene.
“Anche un bambino di quattro anni lo capisce”, ha detto qualcuno.

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