08/02/2018 Raffaele Lupoli

Fascisti, complici e rincoglioniti. Perché è necessario scendere in piazza a Macerata

Gli italiani rincoglioniti, caro Di Battista? Forse c’è un’accezione di questo suo appellativo che lo rende effettivamente appropriato, ma a giudicare dall’assordante silenzio del suo Movimento sul dilagare del fascismo e del razzismo nel nostro Paese temo non sia quella che intendeva dare lei.
Andiamo per gradi però, e cominciamo col dire che se ci sono dei rincoglioniti ci sono anche – e certamente hanno maggiori e peggiori responsabilità – dei “rincoglionitori”. Il temine è perfino peggiore di quello che ha usato lei Di Battista, ma rende bene l’idea che questo “rincoglionimento” non è accidentale, bensì frutto di un’operazione finalizzata a rendere permanente e irreversibile una mutazione genetica del nostro tessuto civile e sociale.

Un’operazione funzionale a un modello di Paese che non solo rimuove i suoi valori fondanti (l’antifascismo!) ma tenta di ri-fondare la Repubblica sul principio per cui in nome del decoro si possono rimuovere i poveri, nel senso letterale di cancellarli dalla vista dei più, senza porsi, finalmente, il problema di rimuovere le cause di quella povertà (non soltanto economica peraltro).
Stiamo diventando il Paese dove la solidarietà diventa reato e dove capi di imputazione e aggravanti cambiano col cambiare del censo e del colore della pelle. Siamo il Paese dove si può parlare indisturbati di invasione dei migranti (e non ci si accorge di ben altre invasioni e colonizzazioni), dove la legittima difesa diventa gradualmente legittima offesa e dove un femminicidio è grave soltanto se è lo straniero a toccare le “nostre donne”.

Di chi è dunque la colpa se un “cittadino perbene” di Macerata davanti alle telecamere spiega, ad esempio, che l’attentatore fascista ha sbagliato a sparare in pieno giorno perché, “non sappiamo che mira avesse e avrebbe potuto colpire anche persone normali”?
Certo, è colpa dei fascisti e dei razzisti che soffiano sul fuoco, della destra che li candida e li corteggia, dei Salvini che la sparano ogni volta più grossa per guadagnare un pugno di voti e dei Berlusconi che non disdegnano di giocare al rialzo. E sullo sfondo c’è il vento xenofobo e autoritario che soffia in tutto il mondo, Stati Uniti ed Europa in testa.

La mente però va soprattutto a chi, al governo di questo Paese, fa appelli general generici alla calma e alla responsabilità senza sentire il peso di un clima che ha contribuito a generare, con norme che strizzano entrambi gli occhi a queste posizioni, di fatto legittimandole.
La mente va a chi per calcolo politico assume posizioni xenofobe e per correre dietro ai sondaggi demonizza e diffama le Ong che salvano la gente in mare.
Fin qui la politica, ma tra chi dà legittimità e agibilità politica a gruppi razzisti, violenti ed esplicitamente ispirati al fascismo c’è anche la categoria dei giornalisti, che ha da fare una profonda riflessione quando – per ragioni di audience, perché lo scontro in tv tira, così come tira solleticare paure e bassi istinti – decide di cooptare nel cosiddetto “gioco democratico” realtà che di democratico non hanno nulla.

Finisce così che i buoi neri siano fuori dal recinto perché qualcuno ha deciso di aprirglielo. Che ci sia uno smottamento dei valori democratici, prima lento, a piccole dosi, e oggi sempre più accelerato, ma ormai socialmente introiettato.
Finisce così che a Macerata si decida – del tutto antidemocraticamente – che gli antifascisti e democratici non possano manifestare, al pari dei fascisti. E a deciderlo, a imporlo col pugno duro sia un ministro, Marco Minniti, esponente del partito che nel nome reca l’aggettivo che di fatto calpesta.

Forse perché anche lui è candidato in quella stessa regione, le Marche, dove la contesa con la destra è decisiva per l’esito delle elezioni del 4 marzo. Allora, ancora una volta, meglio rincorrerla sul suo terreno, meglio restringere gli spazi di democrazia lasciando che a occuparli siano i fascisti, i nemici della democrazia. Diventandone così complici. Rincoglionitori e complici. Intanto, ancora una volta c’è chi guarda il dito e non la luna prendendosela sbrigativamente con i “rincoglioniti” cittadini, che non sono esenti da responsabilità ma restano – e sono resi sempre più – l’ultimo anello di una catena quasi impossibile da spezzare.

Uno strattone lo possiamo e lo dobbiamo dare sabato, rivendicando in maniera pacifica ma risoluta il diritto ad essere in piazza contro questa deriva.

 

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