il Salto – Blog di transizione

Emanuele Profumi

Brasile, verso le elezioni del 2018. Il ritorno di Lula

Uno spettro si aggira per il Brasile. Ma più che un fantasma, è un simbolo politico del passato prossimo che ritorna con forza a imporsi nel dibattito politico dello Stato sudamericano. Temuto principalmente dalle classi ricche e potenti del Paese, Lula Ignacio da Silva, per due volte presidente della Repubblica (2003-2011), ha deciso di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali del 2018. 

Dopo che, lo scorso anno, la maggioranza parlamentare di centro-destra ha destituito il suo delfino, Dilma Rousseff, democraticamente eletta alla guida del Paese (2012-2016), e nonostante Lula abbia ricevuto una condanna di primo grado a luglio di quest’anno, qualche mese fa il vecchio sindacalista del Pt (Partito dei lavoratori) ha cominciato un viaggio politico per tutti gli Stati del Paese, per capire come tornare a migliorare le condizioni della maggioranza povera e silenziosa, nel caso tornasse a governare.

Sebbene sia sostanzialmente ignorato dai grandi media brasiliani (come la potente Tv Globo), Lula sta riempiendo le piazze dove si ferma per i suoi comizi. Come gli capitava nel 1970, quando viaggiò in lungo e largo per organizzare il nuovo movimento sindacale alla base della Cut (Central Unica dos Traballadores, il maggior sindacato brasiliano), o dieci anni dopo, quando peregrinó ancora una volta lungo il vasto territorio brasiliano per costruire il Pt, o tra il 1992 e il 1994, quando ha avanzato la propria candidatura presidenziale raccogliendo le proposte popolari, poi alla base del suo “programma presidenziale dal basso”.

Oltre alla propaganda politica legata alla sua candidatura, l’attuale viaggio di Lula assume i contorni di un vero incontro con le parti della società di cui ha voluto da sempre soddisfare le necessità e con l’accademia e la società civile organizzata: ancora una volta è da loro che vuole trarre le indicazioni preziose per il futuro programma di governo.

A differenza del viaggio puramente pubblicitario di Matteo Renzi in Italia, Lula è tornato a viaggiare, quindi, per realizzare un bilancio della situazione sociale ed economica del Brasile dopo oltre dieci anni di governo Pt. Il suo, in sostanza, è un doppio un viaggio critico: da un lato vuole verificare come si stanno riducendo i diritti sociali con le leggi di Temer, e, dall’altro, capire quali politiche pubbliche di sviluppo e di inclusione sociale dei passati governi di sinistra hanno realmente aiutato la popolazione.

Al di là delle intenzioni dello stesso Lula, però, sono i fatti che parlano: secondo la Banca Mondiale, tra il 2004 e il 2014 quasi 29 milioni di persone sono uscite dalla condizione di povertà, mentre l’Onu stima che, a causa dei tagli di Temer alle misure sociali, si prevedono, solo alla fine di quest’anno, quasi 4 milioni di nuovi poveri in più. Basta considerare gli effetti della riduzione del programma “Bolsa Familia”, per esempio: il governo Temer ha sospeso a oltre 1 milione di persone il diritto di accedere ai sussidi di questo programma sociale a causa di “irregolarità amministrative relative alla lista dei beneficiari”.

Anche per questo, tra il 17 Agosto e il 5 Settembre, Lula ha iniziato la sua “Caravana Lula Pelo Brasil” dalle nove regioni tradizionalmente più povere del Paese, organizzando incontri, manifestazioni pubbliche, e seminari aperti nelle 60 città più importanti del Nordest (da Salvador de Bahia a Sao-Luis). Dal 23 al 30 Ottobre, poi, ha visitato ben 14 città del grande Stato del Minas Gerais, generando ad ogni incontro un grande entusiasmo popolare.

Non è un caso che, secondo i sondaggi dell’istituto di ricerca “Vox Popoli”, Lula è il grande favorito alle prossime elezioni presidenziali (oltre il 40% dei voti al primo turno e vittoria con ognuno degli altri candidati al secondo turno), e che oltre il 60% degli intervistati dichiara che negli ultimi 12 anni di governi a guida Pt la vita sia migliorata. La stessa percentuale che pensa che, in un solo anno, la vita sia peggiorata sotto Temer.

In molti, per questo, ritengono che la condanna di Lula a quasi dieci anni di carcere e a pagare 87 milioni di reais per crimini di corruzione e di lavaggio di denaro sporco sia una misura contro la politica incarnata dall’ex presidente. Quando a Luglio è stata letta la sentenza migliaia di persone in tutto il Paese hanno manifestato indignazione e contrarietà alla decisione del giudice Sergio Moro, stimolando nello stesso Lula l’idea dell’attuale carovana politica. Per una legge che lo stesso Lula ha promulgato nel 2010, i cittadini condannati in secondo grado di giudizio non possono più candidarsi alle elezioni politiche. Ciò significa che, per il momento, Lula continua ad essere un candidato forte del Pt.

Lui stesso considera la misura giudiziaria come una vera e propria persecuzione politica. «Non riusciranno a provare niente contro di me, perché sono sempre stato onesto. Sono stato educato da un analfabeta, e, anche se avevo voglia di mangiare delle mele non ne ho mai rubata una, per non far vergognare mia madre», ha dichiarato al momento della sentenza. Tesi che è diventata, nei fatti, uno degli argomenti di una campagna elettorale che, con astuzia politica e attraverso la sua carovana, Lula ha iniziato prima degli altri candidati. In uno dei suoi ultimi comizi di Settembre (a Curitiba), infatti, ha affermato: «Ho commesso un errore imperdonabile per l’elite: ho fatto in modo che negli ultimi 12 anni il salario minimo aumentasse dell’84%».

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
http://www.ilsalto.net/elezioni-brasile-lula/
Twitter