08/02/2018 Tiziana Barillà

Elezioni 2018. Tre domande a… Italo Di Sabato, candidato con Potere al popolo

Da più di dieci anni monitora le zone più grigie del nostro Paese e denuncia la militarizzazione della società. Italo Di Sabato, 54 anni, molisano, dal 2007 coordina l’Osservatorio sulla Repressione fondato insieme a Haidi Gaggio Giuliani – madre di Carlo, ucciso durante il G8 di Genova – e a Francesco Caruso. Proprio a partire dai fatti accaduti in quel luglio 2001 prende l’avvio il lavoro dell’osservatorio che monitora carceri, centri di detenzione per migranti, istituzioni psichiatriche, caserme. Seguendo gli iter della legislazione speciale d’emergenza, i casi di tortura e di mala-polizia; studiando e denunciando casi come quello di Federico Aldrovandi e di Stefano Cucchi, di Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Marcello Lonzi e altri ancora. Non è alla sua prima esperienza elettorale, Di Sabato, dal 1995 al 2006 è stato consigliere nella sua Regione con Rifondazione Comunista. Dopo anni di monitoraggio, oggi torna a tuffarsi in politica con Potere al popolo, con cui è candidato nel collegio in Molise.

Verso il 4 marzo facciamo “Tre domande a…” candidate e candidati, cercando di tirar fuori qualcosa di buono e utile dall’ennesima peggiore campagna elettorale di sempre.

Le tre domande del Salto a Italo Di Sabato.

Riunioni a porte chiuse, assemblee, parlamentarie… Qualunque lettrice o lettore ti chiederebbe: com’è stata decisa la tua candidatura in Potere al popolo?
Ho aderito a Potere al popolo e partecipato alle assemblee, le soggettività molisane hanno proposto il mio nome per questa candidatura. Personalmente avevo deciso di non andare nemmeno a votare, perché vedevo il ripetersi dei tristi rituali nello scenario della sinistra dell’ultimo periodo, ritenevo il Brancaccio un’operazione dannosa per qualsiasi ipotesi di ricomposizione della sinistra di alternativa. Poi, l’incursione dell’ex Opg con l’appello per la costruzione di una lista popolare ha rimesso in circolo un entusiasmo che ha permesso un’unità di intenti tra tante soggettività in lotta. Soggettività che in questi anni hanno rappresentato di fatto un’alternativa alle politiche neoliberali di austerity e hanno pagato a caro prezzo le loro lotte, con una criminalizzazione costante che ha portato a decine di migliaia di denunce. Qualcuno ha pagato anche con il carcere.

Da anni osservi e denunci le zone più grigie dello Stato e delle sue leggi. Perché hai accettato di candidarti?
Sono convinto che oggi le idee garantiste e di diritto siano profondamente minoritarie nel Paese e nel Parlamento italiano. In Parlamento riporteremmo l’idea di garantismo e di Stato di diritto per tutti, per farlo servono anche battaglie legislative e parlamentari. Penso all’abrogazione di determinate leggi speciali o all’immissione di dispositivi legislativi che permettano il diritto di resistenza. E penso alla messa in discussione di tutto quell’apparato penale che, nell’ambito dei rapporto con i movimenti, ha rappresentato un massacro sociale. Con Minniti la situazione è ulteriormente peggiorata. Il decreto Minniti è la peggiore legge fatta dal Dopoguerra in poi, arrivando a superare anche le leggi speciali di Cossiga di contrasto alla lotta armata e ai movimenti sociali degli anni 70 e 80. Perché quelle leggi avevano lo scopo di dichiarare guerra alla soggettività sociale in lotta, mentre Minniti ha dichiarato guerra ai poveri.

Se fossi il ministro ombra degli Interni, da dove cominceresti?
Come prima cosa bisognerebbe fornire il personale di codici identificativi, come seconda avviare l’iter per una profonda trasformazione della legge sulla tortura; terzo, aprire i segreti di Stato, soprattutto quelle pagine oscure che coprono le stragi di Stato. In più, in questo Paese serve un cambio di paradigma sulla gestione del personale delle forze dell’ordine, che oggi è formato in soli termini repressivi e non di prevenzione.

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
https://www.ilsalto.net/elezioni-2018-italo-di-sabato-potere-al-popolo/
Twitter