il Salto – Blog di transizione

Marina Zenobio

C’è vita nei consultori. La Regione Lazio ha stanziato 13 milioni e mezzo

È bastato un anno di monitoraggio dei 149 consultori familiari presentiti sul territorio laziale per permettere alla giunta della Regione Lazio di deliberare l’assegnazione di 13 milioni e mezzo di euro per «il potenziamento delle attività legate ai consultori, l’ammodernamento tecnologico e l’acquisto di attrezzature destinate a programmi di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori, con particolare riferimento alla salute della donna e del bambino».

Il monitoraggio si è tradotto in uno studio, il primo, che ha raccolto tutte le informazioni sulle attività e le criticità dei consultori della Regione, ed è stato curato dal Tavolo permanente dei consultori con la partecipazione della direzione Salute e politiche sociali della Regione Lazio e rafforzato dalla presenza al Tavolo di associazioni di donne, sindacati e della Consulta dei consultori. La struttura sanitaria è pubblica e gratuita, sin da quando a livello nazionale nel 1975 e istituita con la Legge 405 grazie alle lotte dei movimenti femminili e femministi dove la donna poteva, tra le altre cose, usufruire di servizi di prevenzione anche in termini di contraccezione e, dopo il 1978, di assistenza nella richiesta dell’interruzione di una gravidanza indesiderata. La Legge 405, poi, stabilisce il rapporto di 1 consultorio ogni 20mila abitanti in area urbana e 1 ogni 10 mila in area rurale, rapporto in realtà disatteso a livello nazionale.

ripartizione risorse per ogni Asl Lazio

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Dopo un periodo di crescita del numero dei consultori su tutto il territorio nazionale (nel 2006 erano 2.188), molti dei quali divennero anche sedi di assemblee delle donne, nel corso dell’ultimo decennio la struttura sanitaria ha perso la sua potenzialità territoriale, scendendo – secondo i dati raccolti nel monitoraggio del Tavolo permanente – a 1.911 nel 2009, un consultorio ogni 31mila abitanti circa: 1.000 in meno di quelli stabiliti per legge. Un calo non solo quantitativo. Molte strutture, infatti, sono diventate scatole vuote a causa alla politica dei tagli nei bilancio delle Regioni che non pare abbiano interesse a valorizzare i consultori, a partire dall’adeguamento degli organici. E, ancora, in alcuni casi – denunciano le associazione femministe – nei consultori risultano essere presenti ginecologi e personale che obietta sulla Legge 194. Un paradosso se si pensa che il primo posto in cui una donna potrebbe andare per chiedere assistenza per l’interruzione di una gravidanza indesiderata è proprio il consultorio. Per questo, già ad aprile scorso, le cittadine del Lazio accolsero con favore la presa di posizione della Giunta Zingaretti contro l’obiezione degli ospedali pubblici e il concorso riservato ai soli ginecologi non obiettori per essere impiegati nel famoso Repartino del San Camillo Forlanini. Poi, spiega al Salto la consigliera Marta Bonafoni, «la Regione Lazio ha effettuato un altro passo avanti, annuncio che da questa estate sarà possibile per le donne accedere all’aborto farmacologico con la pillola RU486 anche nei consultori familiari. Una vera e propria rivoluzione – dice Bonafoni – ma anche una sperimentazione fortemente voluta dalla nostra amministrazione, che mira in primo luogo alla de-ospedalizzazione dell’aborto e che fa parte del piano di riorganizzazione della sanità del Lazio».

L’estate ha quindi portato un’altra buona notizia: C’è vita nei consultori, l’assegnazione di 13 milioni e mezzo di euro destinati ai 149 consultori esistenti su territorio regionale. Poco più di 10 milioni e mezzo di euro andranno per l’acquisto di attrezzature destinate a programmi di prevenzione e diagnosi precoce dei tumori tra cui mammografi digitali, ecografi, colonscopi HD, colposcopi ottici e quanto necessario agli screening. I restanti 3 milioni, precisa Bonafoni, «andranno ai consultori sia per i lavori di manutenzione e ristrutturazione, sia per la dotazione di attrezzature e arredi destinati al miglioramento delle prestazioni sanitarie oltre che alla migliore fruizione degli spazi». Secondo la legge, infatti, il consultorio dovrebbe disporre di locali per l’accoglienza utenti, per la consulenza psicologica, per le visite ginecologiche e pediatriche, nonché per l’archivio e per le riunioni. Spazi inesistenti o insufficienti in quasi la metà dei consultori a livello nazionale. «Un’azione concreta – conclude Marta Bonafoni – che sommata al recente sblocco delle assunzioni e agli investimenti su tutta la rete perinatale, dimostrano come sulla salute delle donne e su consultori c’è la volontà di portare avanti con coerenza un impegno assunto fin dall’inizio nei confronti di tutte. Proprio sull’assunzione di nuovo personale stiamo lavorando per ottenere presto i primi risultati». Se saranno davvero portate a termine, le assunzioni di cui parla la consigliera dovrebbero prevedere, tra stabilizzazione di precari già in servizio e nuove entrate, 89 medici, 70 psicologi e 56 assistenti sociali.

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