09/01/2018 Nathan Akehurst - Novara Media

Le politiche abitative di Theresa May non guardano in faccia alla realtà

Dopo Lisbona, Roma, Kladno, Amsterdam e la Spagna continua il viaggio de il Salto tra le case negate d’Europa.

Theresa May ha magicamente trovato un’altra fonte illimitata di denaro. Altri 10 miliardi di sterline investite nel programma statale “Help to buy” che facilita soltanto una piccola parte della popolazione che necessita di un sostegno economico per costruire un’abitazione. Questo progetto non farà altro che produrre un aumento dei già altissimi prezzi delle case e non supporterà il settore delle costruzioni immobiliari (immettere denaro nel mercato e sperare che qualche cosa accada non è la stessa cosa di costruire effettivamente case).

Questa sovvenzione statale supera di gran lunga gli ulteriori 2 miliardi di sterline che la premier si è impegnata a mettere nel bugdet per l’edilizia popolare – che, a prezzi correnti, consente a malapena di comprare un garage nella zona di Barking (quartiere periferico di Londra, ndt).

L’atto di “generosità” di May è un tentativo di rispondere all’annuncio elettorale dei laburisti: un milione di nuove case, nuovi diritti per gli affittuari e controlli sull’aumento del canone d’affitoi. Al contrario, il governo conservatore ha deciso di incrementare le differenze fra le fasce sociali.

Esiste un filo comune dietro queste politiche. Nel 2015 l’estensione del programma pubblico “Right to buy” rivolto alle associazioni immobiliari (In Inghilterra e in Irlanda queste associazioni sono realtà private no-profit che offrono case popolari a basso costo, ndt) rappresentava un ulteriore sussidio a gruppi sociali benestanti in grado di acquistare proprietà immobiliari i quali, tuttavia, vivevano in abitazioni a basso costo delle associazioni immobiliari stesse. Parallelamente, le cosiddette prime-case popolari (‘Affordable starter homes’) erano affettivamente a buon mercato solo nel 2% degli enti locali.

Questi trucchi sono tentativi di scimmiottare il più grande successo di Margaret Thatcher: estendere il diritto di acquistare una casa popolare a tassi agevolati. Questa politica ha portato alla distruzione dell’edilizia popolare, lasciando centinaia di migliaia di persone in lista d’attesa per l’assegnazione di una casa. Ciononostante, questa politica ebbe un enorme supporto e un consenso che nessuno, fra Cameron e la May, ha mai sperato di raggiungere.

Le case popolari allora erano meno care. In più, in molte aree del territorio nazionale, esistevano progetti architettonici rivoluzionari che offrivano la possibilità di vivere in vere case all’interno di progetti abitativi che tutelavano i beneficiari per tutta la vita. Ciononostante, prima della Thatcher, non era tutto rosa e fiori. Molte case popolari erano umide, pericolose e poco accessibili. Edifici costruiti male, spesso con contratti equivoci, impianti elettrici scadenti, pieni di muffa e insetti. La burocrazia impediva agli inquilini di apportare quelle migliorie che avrebbero reso l’abitazione più accogliente. Così, senza sorpresa alcuna, la gente accolse un piano che offriva indipendenza e capitali a coloro che non possedevano nulla.

Di certo questo non migliorò la situazione. Decenni dopo, il numero dei proprietari di case è diminuito, gli affitti e i prezzi sono aumentati e 3 cittadini su 10 vivono in abitazioni squallide. Il piano di “rigenerazione” minaccia comunità che cercano disperatamente di andare avanti con le proprie modalità di vita, come chiodi nei muri, mentre entrano in scena speculatori stranieri con le loro lussuose abitazioni.

La gente è pronta a soluzioni radicali. Uno studio evidenzia come solamente il 7% della popolazione si oppone al controllo degli affitti. In una Londra caratterizzata da abitazioni sovraffollate, contratti a breve termine e loschi proprietari di case, le promesse di Jeremy Corbyn sul tema casa hanno aiutato i laburisti a far presa in maniera massicciamente sulla Capitale.

Tuttavia fin quando i conservatori continueranno a evocare la prospettiva, seppur limitata, di avere una casa di propietà, dobbiamo sfidarli sul tema dell’indipendenza e delle condizioni attuali delle abitazioni. Disporre delle case di cui abbiamo bisogno, renderle sicure, decenti e a buon mercato è la prima parte della nostra missione. Mentre costruire spazi in cui la gente vuole vivere e dei quali può  acquisire la proprietà, rappresenta il nostro obiettivo finale.

Nel suo discorso alla conferenza dei laburisti Corbyn ha compiuto coraggiosi passi in avanti su questo fronte. La sua proposta per un contratto di locazione a vita metterebbe fine all’insicurezza contrattuale che non permette alle persone di porre vere radici in un luogo. L’altra proposta, quella di consentire alla comunità del quartiere di votare sui progetti di rigenerazione urbana che interessano quell’area, riconosce un reale potere di controllo ai residenti; è uno schiaffo non soltanto ai costruttori, che vorrebbero evitare responsabilità rispetto alle case popolari che costruiscono, ma anche a quei consigli comunali governati dal Labouri che hanno aggressivamente portato avanti piani di rigenerazione urbana impopolari.

C’è spazio per approfondire queste idee in modo più dettagliato. La parlamentare laburista e docente di Architettura Emma Dent Coad ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento dei residenti nella fase di pianificazione: “Non si può solamente progettare su carta e poi passare allo step successivo”. Nella circoscrizione in cui ha recentemente conquistato il seggio c’è anche la Grenfell Tower (il 14 giugno 2017 un incendio nel grattacielo di 24 piani nel quartiere di North Kensington ha ucciso 87 persone, ndt) – uno squallido e orribile monumento di ciò che accade quando le lamentele dei residenti sono completamente ignorate. Quel disastro, come sottolineato da Corbyn nel suo discorso, rafforza la necessità di trasferire potere, nonché la facoltà di avere voce in capitolo, agli affittuari e ai residenti.

Risanare spazi verdi, pubblici e aree attrezzate per i bambini nonché investire in abitazioni più intelligenti ed ecocompatibili, amplierebbe le opportunità e il potenziale dell’abitazioni stesse. Supportare modelli alternativi di proprietà come il “community land trusts” (è un trust fondiario che mira a garantire alla comunità la disponibilità a lungo termine di alloggi a prezzi accessibili, ndt) ha funzionato per alcune municipalità. Una visione che s’impernia sul creare case e comunità organizzate dai propri residenti surclasserà la visione basata sul rimpiazzare gli affitti con i mutui.

Il “Right to buy” – compravendita agevolata di una casa popolare – è nella sua essenza un sussidio, come nel programma statale “Help to buy”. Questa volta i conservatori sono felici dei sussidi perché i ricavi trasformano i fondi pubblici in capitali privati, offrendo l’opportunità di ristrutturare in chiave ideologica il settore immobiliare. In più, a condizione che la perdita di abitazioni popolari sia rimpiazzata dalle entrate del programma “Help to buy” e che i municipi abbiano la possibilità di chiedere prestiti ipotecando le entrate del programma, non vi è nulla di negativo in questo beneficio transazionale. Ma non è una priorità nel bel mezzo di una crisi immobiliare e parlare di quote iniziali del mutuo leggermente meno care mentre molti giovani faticano a garantire la caparra per l’affitto, significa non guardare in faccia la realtà.

I conservatori hanno mostrato la loro incapacità nel rompere con le lobby dei costruttori e del latifondismo predatorio, e ora hanno ristretto enormemente l’orizzonte delle politiche sul tema dell’abitare. Possono essere sconfitti attraverso un piano radicale che riconosca poteri reali sulle case e sulle comunità alle persone che le abitano.

Traduzione di Federico Annibale

 

Scopri come sostenere il Salto

 

 

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
https://www.ilsalto.net/casapertutti-politiche-abitative-uk/
Twitter