il Salto – Blog di transizione

Raffaele Lupoli

Bomba nell’auto del sindaco a Taurianova. In Calabria record di amministratori sotto tiro

Qualche mese fa le lettere con le minacce, poi il cane avvelanato. Ora, intorno alla mezzanotte tra il 5 e 6 settembre, l’auto ridotta in rottami da una bomba. Il bersaglio è Fabio Scionti, sindaco di Taurianova dal novembre 2015, dopo il terzo commissariamento per mafia del comune in provincia di Reggio Calabria. E l’auto esplosa davanti alla sua abitazione, intestata alla moglie ma normalmente utilizzata dal sindaco, si è completamente accartocciata su se stessa ed è stata distrutta dalle fiamme.

La solidarietà dalle istituzioni del mondo politico regionale e dei dirigenti nazionali del suo partito, il Pd, non si è fatta attendere. Scionti ricopre anche l’incarico di consigliere della Città metropolitana con delega ad urbanistica e lavori pubblici. Il sindaco della Città metropolitana Giuseppe Falcomatà ha infatti subito annunciato un consiglio metropolitano aperto a Taurianova in segno di solidarietà, auspicando “una reazione unitaria e determinata”.

Che a Taurianova non sia facile amministrare liberi dai condizionamenti delle ‘ndrine lo dimostrano i tre scioglimenti per infiltrazione e la storia di faide e vendette mafiose. Un episodio per tutti: il cosiddetto venerdì nero del 3 maggio 1991. Quel giorno le famiglie che si contendevano il controllo del territorio e del traffico di droga hanno portato al culmine una faida che andava avanti da due anni, con decine di morti, tra cui, nel maggio del 1990, quello del capocosca Mimmo Giovinazzo. A succedergli doveva essere Rocco Zagari, ucciso però un anno dopo mentre era dal barbiere.

Era il 2 maggio 1991 e il giorno dopo la rappresaglia è tra le più violente mai registrate: in poche ore, riferiscono le cronache dell’epoca, quattro morti, decine di colpi di lupara esplosi e una testa mozzata fatta bersaglio di proiettili. La faida non si fermò quel giorno, ma ebbe come conseguenza lo scioglimento del consiglio comunale con un decreto firmato dal Presidente della Repubblica il 2 agosto seguente e anche la reazione di tanti cittadini stanchi e indignati che hanno cercato di porre un argine allo strapotere della ‘ndrangheta.

Un comune difficile, dunque, come ricorda l’attentato della notte scorsa e l’episodio dello scorso marzo, quando ad essere incendiata è stata l’auto del capogruppo al consiglio comunale, Giuseppe Falleti. Ma è l’intera provincia reggina a far registrare un numero impressionante di intimidazioni a danno di pubblici amministratori. L’ultimo rapporto “Amministratori sotto tiro” di Avviso Pubblico ha censito 32 atti intimidatori in 16 Comuni della provincia, in una Regione che guida la classifica delle intimidazioni con 87 casi registrati (seguita a ruota dalla Sicilia con 86) e dove buona parte degli episodi di minacce e violenze avviene dove c’è stato uno scioglimento per mafia (15 Comuni).

Anche il censimento parziale del 2017, fa sapere Avviso Pubblico in una nota, conferma i dati allarmanti per la Calabria, con 23 intimidazioni nei primi 5 mesi dell’anno. Proprio in provincia di Reggio Calabria, a Polistena, lo scorso giugno si è svolta la prima Marcia nazionale in solidarietà agli amministratori di tutta Italia oggetti di minacce e violenze (454 quelli censiti nel 2016, cui si aggiungono i 108 che hanno raggiunto agenti di Polizia municipale).

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