il Salto – Blog di transizione

Daniele Nalbone

Bia. Questa non è Suburra, ma il vero volto delle periferie

Un pugno nello stomaco. Chi è abituato alla narrazione delle periferie romane in stile “serie tv” forse resterà deluso da Bia, secondo cortometraggio di Valerio Nicolosi della trilogia sulle periferie. Il buono e il cattivo non sono fondamentali in questa storia. Non c’è un bene e non c’è un male. Soprattutto non ci sono immagini veloci che scorrono una dietro l’altra facendo della storia, del racconto, quasi un di più.

Bia è il racconto della vera periferia che Valerio conosce bene, essendo casa sua. E proprio la periferia è la protagonista di questa storia: è negli occhi di Bia e dei protagonisti,  nelle smorfie degli attori. Smorfie di dolore e di cattiveria, di tristezza e di forza, di rassegnazione e di impossibile rivalsa. Quella periferia è nelle musiche, nei gesti di Bia ancora bambina, nel rumore del pallone che rimbalza annoiato contro il muro, nei gemiti di un rapporto sessuale estorto in cambio di un lavoro cercato con disperazione.

E quella disperazione, Bia, la mostra con forza. Il suo sguardo non è quasi mai triste, semmai rassegnato. Un messaggio nascosto, quello che lancia Valerio, che illustra con dignità il senso di una vita passata ai margini non solo della città ma della società. Oggi il cinema intrattiene guardandosi bene dal mostrare la verità: molto meglio caratterizzare fino agli estremi qualsiasi personaggio, farne un misto tra super eroe e macchietta, renderlo alieno alla realtà, altro, lontano. Meglio raccontare qualcuno che difficilmente incontrerai per strada che il tuo vicino, quello che saluti tutti i giorni, che magari ti conosce da quando sei piccolo.

Ecco, Bia è l’esatto opposto di quella narrazione artefatta che oggi va tanto di moda: Bia è la quotidianità, la noia di tutti i giorni, le difficoltà che di ora in ora si accavallano, il dover affrontare situazioni che si fanno sempre più estreme, spesso nostro malgrado.

Chiunque sia nato e cresciuto in periferia ha conosciuto, o almeno saputo dell’esistenza, di una Bia, di un “fidanzato di Bia”, di un piccolo boss di quartiere, di un bastardo datore di lavoro. Tutti, sicuramente, hanno dato almeno un calcio a un pallone contro un qualche muro di un qualche palazzo sognando il lontano, lontanissimo stadio Olimpico.

Perché in certe periferie non si vive, si sopravvive. E Bia tenta in ogni modo di trovare una via d’uscita da quella quotidianità infame. In questo cortometraggio, però, non si piange. Non si piange mai. Si urla in cerca di quella speranza sepolta tra banali bollette da pagare.

«Bia – racconta Valerio Nicolosi – non è nata nella periferia romana ma vi si è dovuta adattare». Un particolare che fin da subito modifica l’approccio con cui lo spettatore si relazionerà con questo cortometraggio. I cinque personaggi che si intrecciano mostrano il vero volto delle periferie, ben diverso da quello che oggi riempie la nostra mente: Bia è la risposta a chi si limita a giocare sul concetto di “degrado”. In questa storia non è degrado un ragazzo dipendente dall’eroina. Non è degrado la disperazione di chi rischia lo sfratto. Non è degrado neanche il grigio muro che fa rimbalzare un pallone.

In Bia il degrado sono l’abbandono, la solitudine, la disperazione che circonda i protagonisti e che ti può costringere a intraprendere strade pericolose con un solo obiettivo in testa: «Trovare una soluzione che possa salvare più esistenze».

Valerio Nicolosi, filmmaker e fotoreporter, è nato a Roma nel 1984. Ha realizzato numerosi documentari a sfondo sociale in Palestina, al confine siriano, in America Latina e durante l’operazione umanitaria “Mare Nostrum”. Ha pubblicato due libri di racconti e fotografie, “Bar(n)Out” e “Be Filmaker a Gaza”. Collabora come docente occasionale nel corso di “Giornalismo audiovisivo” presso l’università La Sapienza e con le università palestinesi Al-Aqsa e Deir El-Balah, entrambe nella Striscia di Gaza. Vive a Bruxelles dove collabora con i maggiori network italiani e internazionali. Ha realizzato reportage per le ultime elezioni in USA, Francia e Olanda.

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