il Salto – Blog di transizione

Daniele Nalbone

Livorno, le “pale solidali” in azione: ma non chiamateli angeli del fango …

Napoli. Domenica 10 settembre. Ultima giornata del Festival 2017 “Je so’ pazzo”. La musica sta per finire. La notizia dell’alluvione arriva e devasta gli animi. «Ci è stato sbattuto in faccia cosa vuol dire amare la propria città. Non è una cosa che si dice, per cui bastano parole. E’ una cosa che ti tiene, che causa azioni». No, non siamo impazziti. Nessun errore giornalistico: partiamo da Napoli per raccontare Livorno. Perché? Perché a Napoli c’era una coppia di Livorno. Due amici dell’Ex Opg. «Hanno fatto tanti chilometri per partecipare ai dibattiti, ma anche per fare finalmente un poco di vacanza dopo un’estate di lavoro». Dovevano passare sei giorni a Napoli. Biglietti comprati, B&B pagato, giri programmati. «La prima sera, quella di sabato, va via bellissima». Ma domenica mattina si svegliano con la terribile notizia. Iniziano le chiamate, cercano di capire. «Qui è un casino. C’è fango dappertutto. Ci sono morti. Dispersi». Attaccano il telefono.

«Noi si parte». Gli amici napoletani davanti a loro. «Chi ce la fa a fare vacanza così? E poi c’è sicuro da dare una mano. Treno, B&B sono persi, i soldi sono andati. Ma noi bisogna che si vada». Nello stesso momento, nello stesso luogo, altri zaini si vanno riempiendo. Sono i ragazzi delle Brigate di Solidarietà Attiva accorsi a Napoli per il Festival. «Sono scesi in tanti dalla Toscana», il racconto su Facebook dall’Ex Opg. Si organizzano per partire verso Livorno. Niente assemblea finale. Niente pranzo insieme.

«Ma così deve andare. Perché se ami la tua terra, non ce la fai a pensare a te. A goderti altri momenti. Così non ci diciamo niente. Solo un forte abbraccio e poche parole. “Fateci sapere se possiamo essere utili”…».

Livorno. Lunedì 11 settembre. Alle ore 12 non c’è nessun articolo sul sito di SenzaSoste, giornale di informazione indipendente locale, che parli dell’alluvione. Potrebbe sembrare strano, «ma in queste ore non potevamo restare davanti ai pc» ci spiegano, telefonicamente, dalla redazione. «In questo momento stiamo cercando di organizzare gli interventi dei volontari. Domenica abbiamo raggiunto praticamente subito i luoghi più critici per cercare di aiutare le persone a svuotare le proprie abitazioni. E oggi siamo alle prese con il fango». Con loro, le Brigate della solidarietà attiva, quei ragazzi che abbiamo imparato a conoscere per i loro interventi nelle zone terremotate e che si sono organizzati, già nella serata di domenica, per allestire dei punti raccolta e aiutare le famiglie sfollate a cercare una sistemazione.

«Livorno non era pronta a una simile catastrofe» ci spiega Omar di Senza Soste. Nessuna voglia, in queste ore, di fare polemica contro il sistema prima di prevenzione e poi di intervento. Ma «dopo diverse ore dall’alluvione molti quartieri erano totalmente abbandonati. L’acqua dei tre torrenti straripati ha invaso almeno cinque zone della città, molto popolate, e i mezzi e gli uomini a disposizione per la “macchina dei soccorsi” non è sono stati in grado di intervenire in tutte le zone». Così sono stati i “ragazzi dello stadio” e quelli dei centri sociali i primi ad armarsi di pala per liberare strade e abitazioni. «Ma non chiamateli angeli del fango…». La pagina Facebook di SenzaSoste, normalmente fatta di notizie e analisi, è diventata il luogo in cui convogliare le informazioni di servizio. Prima si è organizzata la logistica, «per evitare ingorghi», poi gli interventi nei quartieri «per aiutare le famiglie». Il racconto di quello che è accaduto e l’analisi delle responsabilità, «da chi ha diramato una “semplice” allerta arancione a chi non ha predisposto nessun intervento a tutela di quei quartieri» arriverà in un secondo momento. Come arriverà il momento in cui capire perché quel maledetto torrente sia stato tombato e, soprattutto, come sia potuto “esplodere” sotto le case.

Ora tutto l’impegno è nel coordinare gli interventi dei volontari: «Il mio telefono è scarico a causa delle decine di messaggi su Facebook che ricevo da gente di Pisa, di Firenze, di Roma che vuole venire a darci una mano».

Pale, stivali di gomma, secchi, guanti, mocio, scope, stracci, pompe a immersione. E’ questo il lungo elenco delle necessità diramato dalle Brigate Solidarietà Attiva che, in poche ore, hanno allestito tre punti raccolta materiale: il “nodo logistico” è all’ex Caserma Occupata, in via Adriana 19. E’ qui che è stato allestito una sorta di punto informazioni sulla situazione e su come aiutare. Perché la prima cosa da evitare è «partire a caso. Le strade sono ricoperte di fango ed è alto il rischio di non riuscire ad arrivare a destinazione se non adeguatamente informati».

La “regola” per intervenire, portare aiuto nelle zone alluvionate, è sempre la stessa: compilare il form per dare la propria disponibilità e attendere di essere ricontattati dalle Brigate. Come insegnano le esperienze di solidarietà prima nel cratere de L’Aquila, poi in quello del Centro Italia, la cosa fondamentale è essere d’aiuto senza diventare un problema: “Non diventare terremotati tra i terremotati”, la regola di ieri ad Amatrice; “Non diventare alluvionati tra gli alluvionati” quella di oggi a Livorno.

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